Me...

Me...
Visualizzazione post con etichetta buone maniere. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta buone maniere. Mostra tutti i post

domenica 12 gennaio 2014

Mettetevi comodi, il bon ton è servito…

Dal bellissimo blog gestito dallo Staff di Four Seasons Hotel Milano vi riporto la breve introduzione alle lezioni di Cucina & Bon Ton che si svolgono una volta al mese nella splendida cucina Milanese sotto la supervisione dello Chef Sergio Mei.

Un appuntamento imperdibile per gli amanti della
buona cucina e del buon ricevere.

La cucina è un’arte, così come lo è ricevere ed accogliere nella maniera migliore gli ospiti alla propria tavola. Non ha molta importanza se si tratti di un’occasione formale o di un incontro amicale. La parola d’ordine è: “mettere a proprio agio“. Sì perchè costruire un contesto piacevole e rilassato rende la convivialità più dolce e le pietanze ancor più gustose.

Per un rendez-vous organizzato a regola d’arte non basta un menu perfetto, scelto e preparato in maniera impeccabile, è necessaria un’attenzione complessiva al contesto e alla persona.  Conoscere le regole del bon ton della tavola serve proprio a tutto questo.

Perchè dunque non pensare ad un
bon ton più “prêt-à-porter”, al passo coi tempi, mai tedioso, mai molesto, ma adattabile e malleabile alle occasioni? Non si tratta di stravolgere i canoni tradizionali ma di conoscerli profondamente per saperli poi ridisegnare in una nuova realtà.

Saper ben ricevere dunque, per vivere e condividere, con amore e passione per il bello e il buono della vita, elementi complementari di un unico meraviglioso capolavoro.

Partiamo dalle basi: lo sapevate che il galateo prevede due diversi modi di mangiare le zuppe?

Questo e molto di più negli appuntamenti dedicati a Cucina e Bon Ton al Four Seasons Hotel Milano

Prossimo appuntamento: la tavola di San Valentino!

mercoledì 23 ottobre 2013

Fino a venti minuti non è vero ritardo


Se, per quanto ci proviate, davvero non ce la fate ad arrivare in orario, dovrete imparare la sapiente arte della scusa per cercare di limitare i danni di un catastrofico ritardo. 
Se per gli impegni “di piacere” vi sono innumerevoli pretesti, non si può dire altrettanto per gli impegni professionali che richiedono ben altra attenzione. Spaccare il secondo non è mai elegante quando si tratti di eventi più o meno mondani nei quali volete davvero farvi notare. Invece se non volete rischiare un rimbrotto da parte del capufficio che vi attendeva per stampare la presentazione (importantissima, importantisssssssima!) per il nuovo cliente, lunghe e snervanti attese dal dottore per aver saltato il vostro turno e quindi perso l’attimo, o una tirata d’orecchio della maestra per non aver recuperato in tempo il pargolo, ricordate che ad alcuni impegni non si può, NON SI DEVE arrivare tardi.
Le scuse usuali comunque non funzionano più. 
Tutte trite e ritrite, spremute come limoni da una nutrita quantità di signore. Bisognerà dunque adattarsi ai tempi moderni e tirar fuori qualche coniglio dal cilindro, uno tutto nuovo, con un pensierino quanto più adatto all’occasione e soprattutto verosimile.

Ricordate la regola fondamentale: le prime a credere a ciò che state raccontando dovete essere voi.!

Adattate la realtà alle vostre esigenze senza però manipolarla eccessivamente (o verrete scoperte in men che non si dica). Convincetevi che la cosa sia andata davvero, assolutamente in quel preciso modo.
Le scuse più strampalate oltre a reggere il tempo di un sussulto sono facili a dimenticarsi (da chi le racconta) ma rimangono impresse come marchi a fuoco nella mente degli interlocutori, che le racconteranno in pubblico nei momenti più imbarazzanti, con la conseguenza di un’accelerazione subitanea del polso e una gocciolatina fredda fredda lungo la schiena.

Fino a venti minuti il ritardo non è vero ritardo, almeno non per una donna.
Perfino all’università esiste il classico quarto d’ora accademico e voi che siete maestre nel farvi desiderare vorrete essere da meno?
Da venti a quaranta minuti non siete in orario, questo è certo
La tattica davvero perfetta è quella di rabbonire gli astanti con una sfilza di complimenti: «Ma buongiorno Lucia! Che bello vederti! Certo che vicina a te io sparisco letteralmente, sei in super forma!». Nessuno resiste ai complimenti se ben assestati.
Nel frattempo ci infilerete dentro qualche scusa con grande nonchalance: «Sono davvero felice di essere qui, arrivare è stato un vero incubo, oggi sono tutti impazziti, sembrano zombie che camminano».

Da quaranta minuti a un’ora, fate un’entrata spettacolare
Tutti devono vedervi perché tanto un ritardo del genere sarebbe comunque impossibile da far passare sotto silenzio. Se ad attendervi è qualcuno dell’altro sesso cercate di essere sexy e affascinanti quanto più possibile: slacciate un bottoncino della camicetta, scompigliate i capelli, mordicchiatevi le labbra per renderle più colorite. Sorreggete il cappottino e la borsa in una stessa mano e tendete adoranti l’altro braccio verso il vostro pubblico, brandendo possibilmente un bel paio di occhiali.
Più il vostro arrivo sarà scenografico e clamoroso, più darete l’impressione di essere importanti e super VIP.  Che si sappia: tutti vi cercano, tutti vi vogliono... il ritardo non è il vostro ma è stato causato dallo stuolo di fans, ammiratori, seguaci, adoratori e spasimanti. Impossibile incolparvi. 

Oltre un’ora. Fate chiamare dalla segretaria
ovvero un’amica disposta a calarsi nel ruolo. Sarà chiaro a tutti che vi era assolutamente impossibile evitare il contrattempo.

Comunque il ritardo davvero importante, quello fuori tempo massimo, non può avere troppe scuse, non servirebbero a molto. Ricordate che il giro dell’orologio equivale a un esponenziale giramento di scatole di chi vi stava attendendo. Meglio lasciar sbollire la cosa e defilarsi in buon ordine per non rischiare di diventare il bersaglio di stoccate dritte dritte a centro schiena.

martedì 10 settembre 2013

BBT - BABY BON TON

Per divertirci mia figlia ed io abbbiamo inventato una filastrocca che potrebbe aiutare qualche mamma nel (difficilissimo) compito di insegnare ai piccoli le regole base delle buone maniere a tavola. Questo è il risultato... Che ne dite?

Il bicchiere in alto a destra
se sei bravo lì ci resta,
tu lo prendi con la mano
e lo fai tornar pian piano.

Il coltello ed il cucchiaio 
che inizian con la C,
stanno proprio appena sotto 
al bicchiere con la B.

La forchetta è la regina
ce l'abbiamo spesso in mano,
vuol star larga e comodina
e a sinistra la mettiamo.

Tovagliolo sulle gambe
per non fare un bel disastro,
lo mettiamo un po' piegato
a sinistra dopo il pasto.

Mai qui i gomiti ci stanno,
con le mani non far danno.
Appetito  e compagnia
buona pappa in allegria!

giovedì 5 settembre 2013

UN CAFFÈ "CORRETTO"? CI VUOLE BON TON ANCHE AL BAR!



Che sia sinonimo di pausetta lavorativa, breve incontro amichevole o intermezzo inganna-attesa, diciamocelo, un caffè al bar lo si prende sempre volentieri. Ma anche all'interno di locali e baretti cittadini sarebbe opportuno osservare alcune semplici regolette di bon ton.

1) IO BARISTA, TU JANE
Partiamo dalle basi: salutare!
Sembra sciocco? Beh non lo è affatto. Da un recente studio è emerso che meno della metà delle persone che si recano al bar saluta il personale di servizio. Eppure un bel "buongiorno, mi fa un caffè per favore?" dà certamente molte più opportunità di essere serviti presto e bene piuttosto che arrivare al bancone sparati come fusi, ingrugniti con il mondo, o peggio, sbraitando al cellulare. Sappiate che appoggiare contemporaneamente sul bancone chiavi, portafogli, telefono, giornali, agenda, fazzolettini e biglietti dell'autobus creando un tappetino di oggetti personali non è esattamente uno dei comportamenti più simpatici dell'universo, in particolar modo se avete accanto una fitta sequela di co-avventori. Così come rasentare l'incidente diplomatico sfiorando il vicino con un  bel gancio nel tentativo maldestro di impossessarsi dello zucchero di canna poco lontano solo per evitare di chiedere gentilmente aiuto al vicino di bancone (il quale, dal canto suo, dovrebbe aiutare con un sorriso graziosamente stampato sul viso... Sempre sorridere, anche al bar si fanno incontri ganzissimi ricordatevelo !).
Infine ringraziare e salutare al termine della consumazione é cosa sempre gradita dal personale che, specie se trattasi di luogo da voi ampiamente frequentato, sarà cortese e gioviale, pronto ad accogliervi la volta successiva riconoscendovi tra i numerosi volti dei frequentatori abituali e non.

2) ORDINAZIONI ED ESAGERAZIONI 
Attenzione, "un cappuccino chiaro in tazza bollente con latte di soia, poca schiuma e una spruzzata di cacao in tazza grande" per voi sarà il massimo della semplicità, e senza dubbio è lecito ordinare quel che ci pare ma, specie se vi trovate in locali particolarmente affollati, potrebbe capitare che il barista fallisca uno degli ingredienti. Non spazientitevi, non agitatevi, mantenete un certo contegno. Se non siete soli e soprattutto siete nel bel mezzo di una folla avida di ristoro, sconsiglio grandemente di rimandare al mittente l'ordinazione imperfetta. Non solo rischiereste di passare per "i soliti rompini" (ecchisseneimporta) ma non è affatto detto che, in momenti di grande affollamento, la seconda versione sia migliore della prima. Dunque siate tolleranti: la tolleranza verso gli errori altrui è il primo segno di buone maniere.

3) UNA SOSTA NON UNA SIESTA
Avete presente quei locali tipo rinomate pasticcerie o bar della città super richiesti dove sembra di doversi accaparrare un numerino per poter fare la propria ordinazione? Ecco è proprio in luogo così che non si può e non si deve piantare le tende davanti al bancone. Se pensate di trattenervi oltre il tempo massimo per poter sorbire il vostro confort-drink (diamo i numeri e diciamo: 5 minuti per un caffè; 7 per un cappuccino; 8 per un latte macchiato?) meglio dirottare su un'ordinazione al tavolo pena un gran numero di improperi inviati al vostro indirizzo da parte del resto degli avventori assetati. Pensate che la volta dopo potrebbe toccare a voi aspettare! Se invece il bar è deserto trastullatevi senza indugio.



4) UN CAFFÈ "COME SI BEVE"

Esiste un modo corretto di bere il caffè? Ebbene sí! Innanzi tutto quando lo si edulcora in qualsiasi maniera vietatissimo girare il cucchiaino all'interno della tazzina a mo' di frullatore impazzito. Si mescola invece lentamente andando dal basso verso l'alto evitando di far tintinnare il cucchiaino come i campanellini delle renne di Babbo Natale, si poggia poi il cucchiaino sul piccolo piatto SENZA ciucciarselo come un chupa-chupa e si assapora il caffè evitando di far continuamente dondolare e roteare la tazzina. Sappiate che più volte mi é capitato di veder partire lo schizzo!
Ça va sans dire: assolutamente niente risucchio e niente rumoracci ma anche niente soffi simil-tornado per raffreddare la bevanda! Michail Aleksandrovič Bakunin diceva che il caffè, per esser buono, deve essere nero come la notte, dolce come l'amore e caldo come l'inferno. 



Quindi felpatevi la lingua e.. buon caffè!

martedì 3 settembre 2013

Il galateo visto dai bambini


Domanda al bambino: cosa sono per te le #buonemaniere? Lui: "quella cosa che se non la fai diventi tutto rosso" #galateodallapartedeibimbi 

mercoledì 14 agosto 2013

Donne in AERO-Piano

Avete letto bene. Aero-piano, 
NON aeroplano. Sì, perché oggigiorno se si desidera viaggiare in aereo in modo decente bisogna avere un piano d’azione ben chiaro!

Innanzitutto occorrerà che ricordiate che una vera signora viaggia sempre con una mise adeguata a possibili incontri fortuiti e fortunati (sempre pensare positivo!) nascosti dietro il banco del check-in o a far capolino dalla fila accanto. Ovvio quindi che l’abbigliamento dovrà tener conto della necessità che vi si noti in qualche modo. Certamente non dovrà essere troppo sfacciato, chiassoso, oppure tutti capiranno in men che non si dica che state seguendo una tattica. Basterà che vi vestiate eleganti ma non troppo e con quel tocco di parsimonioso glamour che farà di voi degli esseri assolutamente adeguati al contesto e per questo ancor più desiderabili.

“Be easy-chic” ecco l’espressione che dovrà diventare il vostro mantra per i prossimi giorni vacanzieri. Affascinanti come donne impegnate,  misteriose come dive, (fintamente) incuranti della vostra allure.

Sciatte mai e poi mai! Il look da “sgombero cantine” non è assolutamente contemplato nel piano di volo e davvero non si addice a una lady viaggiatrice. Anche la postura vuole la sua parte. Sull’ultimo scalino che porta all’aeromobile voltatevi leggermente mostrando il vostro profilo migliore e rivolgete uno sguardo da dietro gli irrinunciabili occhiali da sole al “popolo dei rimasti ancora a terra” che, ammaliato ed esterrefatto, vi fisserà dal basso con aria vacua, una volta su mille va bene e a qualcuno spuntano i cuoricini negli occhi, bingo! Infine, fatevi scompigliare i capelli dall’aria e riaccomodateli con un gesto fascinoso. Ci fosse anche vento di Tramontana a 100 km all’ora, voi non vi scomporrete.

Sempre parlando di comportamenti assolutamente insopportabile quando si entra in aereo è invece la pratica del “salmone”, ovvero la risalita (lunga e laboriosa per lo più) di chi non si sia peritato di controllare il numero di posto a sedere sulla propria carta d’imbarco e sia entrato dalla parte anteriore del velivolo pur avendo il posto in trentesima fila. O viceversa. 

A parte il fatto che il color salmone che vi ritrovereste affibbiato sulla fronte non donerebbe neanche a Elle McPherson dopo un mese di tintarella ai Caraibi, comunque non si fa, punto!

Uscendo dall’aereo ricordate di sfoderare il vostro miglior sorriso per il pubblico in trepidante attesa (qualcuno c’è sempre, anche se siete arrivate su un’isoletta deserta) e scendete le scale immaginando di essere ospiti alla notte degli Oscar. Tutto acquisterà una nuova prospettiva.

E ora qualche dettaglio in più sulla dura legge del metal-detector.

Da evitare come la peste:

  • Abitini borchiati in stile Easy Rider. Super di moda, ammettiamolo, è un delitto rinunciarvi, ma tant’è.
  • Mutandine con catenelle, swarovski e qualsiasi altra cosa possa pendere dalle parti intime.
  • Piercing sulla lingua (o peggio in luoghi del corpo ben più nascosti) da mostrare bellamente con una linguaccia al controllo sicurezza.
  • Bustier in stile burlesque con ganci e gancetti in ogni dove. Molto hot, poco in.
  • Overdress di cinture metalliche (anche quelle di Chanel, sigh!), orecchini pendenti di metallo, scarpe o stivali con fibbioni da sceriffo, gonnelline con applicazioni di ignota natura… Ricordate che il rischio di rimanere letteralmente in mutande è più che concreto. Non credo ci teniate.

Ammessi e sempre concessi:

  • Occhi di ghiaccio
  • Capelli di seta
  • Pelle di velluto
  • Pugno di ferro (davvero poco glamour!)
  • Cuore di pietra
  • Culetto di marmo

lunedì 18 febbraio 2013

Lo strano caso della regina Margherita che mangiava il pollo con le dita


Sappiatelo, questa semplice, banale filastrocca è stata il tormentone della mia vita. 
Per chi si occupi (leggi anche ami, studi, si diletti) di galateo e buone maniere lo spauracchio della regina Margerita ha lo stesso effetto della lama in stile spada di Damocle che aleggia sul nostro tenero capino. Confutandola infatti si rischiano due temibili passi falsi: il primo è quello di prendere i detti, così come i proverbi, per oro colato
Certamente un fondo di verità storica esiste. La regina in questione, Margherita di Savoia per la cronaca, da grande comunicatrice quale era, seppe ingraziarsi il popolo napoletano, nel lontano 1889, assaggiando con le  sue leggiadre manine un bel cosciotto di pollo che le era stato servito durante una visita nella città partenopea.
Il secondo è di sembrare delle vecchie megere piene di ragnatele con due dita di polvere sulla rima palpebrale al posto di un più moderno trucco "smokey".
Non che io voglia per forza propagandavi un bon ton prêt à-porter, eppure sono convintissima che le buone maniere non siano qualcosa di statico, immobile o immutabile ma che varino con lo scorrere del tempo, correggendosi leggermente così come farebbe una vera signora con un piumino da cipria. 
Come dire: piccoli ma sostanziali ritocchi per vivere meglio.
Dato che però mi sono stancata di questa nenia quantomai inopportuna (soprattutto in taluni frangenti) ho concepito, per la mia serenità psicofisica, una controfilastrocca, che piaccia o meno...

La regina Margherita
mangiava il pollo con le dita
per piacer ai popolani
vi si insudicia le mani
e s'insozza così tanto
che a lavar non v'era Santo
e da allora poveretta
mangiò poi con la forchetta.

sabato 14 luglio 2012

Sopravvivere al caldo, il punto di vista di Gabriella

Vi segnalo un articolo molto grazioso e soprattutto assolutamente in tema con il gran caldo di questi mesi. E' scritto da Gabriella Magnoni Dompè, signora affabilissima e di grande simpatia, che non più tardi di una settimana fa mi ha accolta nella sua casa milanese per la registrazione di una puntata del suo nuovissimo programma Mamme in Carriera che andrà in onda su EasyBaby (Canale 137 di Sky) a partire da settembre.

Dunque godetevi questo bel post e... un bacio grande a Gabriella!


La nascita di mia figlia Rosyana parla chiaro: 30 settembre 2003. Una dolce, dolcissima attesa trascorsa durante quella che viene ricordata come una delle estati più calde degli ultimi decenni; chi meglio di me, dunque, per fornirvi qualche piccolo consiglio utile contro l’afa estiva? Ricordandoci non solo che dovremo sopravvivere agli svariati anticiclone Caronte, Scipione e chi arriverà, ma che soprattutto dovremo farlo con una certa classe. Quella non deve mancare mai!
Effettivamente conservare un certo aplomb in questi giorni afosi dove l’aria sembra immobile e, per chi come me è ancora in città, il cemento non perdona, non è affatto semplice.
 Innanzitutto non lasciatevi tentare dalle soluzioni “estreme”: all’epoca come metodo di sopravvivenza dell’ultimo minuto avevo deciso di infilare la testa direttamente nel frigo ad intervalli regolari. Diciamolo, non serve a molto e per di più è decisamente poco eco-friendly; molto più chic, invece, è l’uso di ventilatori in stile anni’50 o similari, pali di legno genere caraibico e briosi bagni rinfrescanti alla menta piperita. 
In sostituzione dell’ormai obsoleta aria condizionata, poi, la tecnica più cool del momento (e qui cool va proprio preso alla lettera!) è il cosiddetto “misting”, che ho visto adottato per la prima volta sulle spiagge di Saint Tropez. Sicuramente è molto “new age”, dà un senso di relax e ha un sapore di spa; consiste infatti in un sistema di nebulizzazione dell’acqua grazie al quale vi trovate immersi in una sensazione di leggera rugiada, come se uno spruzzo di acqua di Evian vi accarezzasse il viso. Allettante, no? E allora vi do appuntamento in un luogo che può sembrarvi inusuale ma che in questi giorni è in realtà un piccolo angolo di paradiso per tutti gli accaldati: la fermata della metropolitana di San Babila a Milano. Provare per credere! Passiamo adesso a qualche suggerimento, per così dire, “estetico”.
Primo: evitare trucchi pesanti ed acconciature elaborate per signore e signorine che potrebbero incorrere in miseri cali di ricciolo o in increspature indesiderate anche dopo lunghe sedute dal parrucchiere; meglio adattarsi all’ “onda” naturale dei capelli – e questo ve lo posso assicurare in prima persona. Inoltre, già il fatto di asciugare i capelli senza uso del phon può aiutare enormemente a combattere la calura con un piccolo accorgimento: un foulard di seta intorno al collo, per preservarci da fastidiosi attacchi di cervicale. Come ho detto, anche il trucco segue lo stesso mood: meglio affidarci ad un velo di abbronzatura che perseverare nell’utilizzo del normale make-up, che si potrebbe trasformare in un terribile mascherone umidiccio. E soprattutto attenzione al mascara: rigorosamente waterproof.

Secondo: da abolire rigorosamente i profumi, tanto cari durante l’inverno ma ora decisamente fuori luogo; macchiano la pelle e danno una sensazione di spiacevole calore e irritazione. Come diceva mia madre il profumo è l’essenza di una donna, ma possiamo avere anche volti diversi per stagioni differenti. Dunque, adottare per il caldone di questi giorni un’acqua profumata rigorosamente senza alcol.
Terzo: anche per quanto riguarda lo shopping in questo periodo purtroppo c’è un allarme rosso. Può sembrare una valida idea usufruire dei saldi di fine stagione e dell’aria condizionata delle varie boutique, ma purtroppo bisogna fare i conti con gli spostamenti esterni, i quali possono generare colpi di calore con conseguenti mal di gola ed effetti collaterali non solo poco chic ma decisamente poco piacevoli per la nostra salute. Meglio quindi stazionare in ufficio ed impiegare il proprio tempo lavorando; del resto il momento lo richiede e se siete in città mi sembra proprio il consiglio migliore.
Quarto: qualora invece siate in vacanza, ed in particolare al mare, attenzione alle creme troppo unte. Oltre a farvi adottare un look in stile foca, creano una patina sulla pelle antitraspirante e aumentano quindi la percezione del calore. Ottimali invece sono i gel, le acque solari, le lozioni leggere per il corpo…anche in spiaggia la classe non è acqua!
Infine, piccolo ma prezioso rimedio alla calura, sia per gli sfortunati intrappolati in città, che per chi è già in vacanza: la vecchia, cara, indimenticabile granita. Ottima, rinfrescante, divertente, è l’ideale per concedersi una pausa dall’afa e dallo stress. Ma anche qui attenzione a quale granita! Personalmente, a Milano quando posso mi reco da Giannino, dove il maestro pasticcere prepara appositamente una granita di stagione per quando la colonnina di mercurio continua a salire: a base di pompelmo e ginger, è una vera delizia!
E voi come combattete il caldo? Rimango aperta a qualsiasi suggerimento; del resto, la creatività è una delle qualità del nostro essere italiani…anche nell’adattamento climatico!

Gabriella Magnoni Dompè   -   Articolo e foto su Luukmagazine

martedì 26 giugno 2012

Un arduo compito


Il compito più arduo per i bambini di oggi 
è imparare le buone maniere 
senza mai vederle.

The hardest job kids face today 
is learning good manners without seeing any.

venerdì 15 giugno 2012

Una questione di mano... a tavola!


Il galateo della tavola prescriverebbe due semplici regolette per l'uso della forchetta:
1) Quando la forchetta è utilizzata con la mano sinistra, andrebbe sempre tenuta con i  rebbi (le punte) volti verso il basso. L'impiego precipuo infatti sarebbe quello di tenere ben ferma la pietanza per poterla porzionare con il coltello che, ovviamente, sarà afferrato e utilizzato con la mano destra. 
2) Quando la forchetta viene invece tenuta con la mano destra, le punte andrebbero sempre rivolte verso l'alto in modo da poter raccogliere quanto vi è nel piatto.
Il galateo vieterebbe in maniera intransigente quanto invece vediamo fare oserei dire giornalmente, ovvero il passaggio della forchetta da una mano all'altra. Dunque niente tagli all'arrosto con entrambe le posate (forchetta a sinistra e coltello a destra) per poi gustare le patatine con il solo uso della forchetta sorretta nella mano destra. 
Eh, no! Il bon ton della tavola imporrebbe una scelta definiva da prendere all'inizio del piatto e protrarre per l'intera portata... A voi la decisione di fare l'esatto opposto!

mercoledì 8 febbraio 2012

Sorridere alle buone maniere

Le buone maniere, come diceva Ralph Waldo Emerson
sono fatte di piccoli sacrifici.
Sorridere sempre  è senz'altro il primo di questi.

mercoledì 11 gennaio 2012

Il bon ton dei saldi o... i saldi del bon ton?

E' giunto anche per quest'anno quel fatidico periodo nel quale la maggior parte di noi si avventura affannato nel mare magnum dei supersconti, a caccia di quelle che appaiono sempre come occasioni superconvenientissime, irrinunciabili, irripetibili! 
Sarà poi  davvero così?
Inorridisco alquanto quando mi sembra di scorgere da lontano (o da vicino perchè, ahimè, ne faccio parte) quel tumultuoso ticchettio di tacchi di varie fogge ed altezze, precipitarsi all'arraffo inconsulto di ogni genere di cencio dall'indispensabilità più o meno reale. Spinte e occhiate in tralice sono  il minimo sindacale, sempre che non si finisca belle distese sul pavimento grazie ad un allungamento (assolutamente involontario per carità) della signorina accanto che, per accaparrarsi l'ultimissimo paio di Jimmy Choo proprio di un solo numero inferiore a quello che bamerebbero i suoi (suoi!) piedini da principessa, passerebbe sopra a chicchessia, con buona pace delle buone maniere.
La corsa al saldo è sempre stata una pratica interessante, soprattutto dal punto di vista antropologico. In certi casi la riflessione sul proprio comportamento sembra venir totalmente meno. Del resto si sà, lo shopping compulsivo è qualcosa da cui difficilmente si riesce a sottrarsi, Sophie Kinsella docet!
Terrei presente solo qualche monito, suggeritomi tempi or sono da una persona di grande saggezza:
1) Fissare un budget di spesa massimo e rispettarlo, qualsiasi cosa accada!
2)Va bene l'acquisto d'impulso ma che sia uno, capriccioso e frivolissimo. Dopo di che basta.
3) Ogni capo successivo che si compera dovrebbe essere adatto a noi, ovvero della taglia giusta e mai troppo modaiolo, soprattutto se la spesa non è delle più parche. In questo modo saremo certi di poterlo riutilizzare anche in futuro senza paura di apparire un po' troppo demodè.
4) Sarebbe cosa furba controllare la bontà effettiva dello sconto praticato, le fregaturine (grandi e piccole) sono sempre in agguato.
5) Attenzione a mantenere comunque un certo aplomb anche nella ricerca agguerrita dell'affare dell'anno. Un maglioncino firmato si può riacquistare senza troppi problemi, dignità e compostezza un po' meno...


Buon shopping!

giovedì 25 agosto 2011

Il bon ton dei conduttori di cani

L'incipit è dei più classici: "il cane è il miglior amico dell'uomo" o almeno così si dice. E l'uomo è davvero il miglior compagno di vita che un quadrupede peloso possa ambire?
I distinguo in questo caso sono d'obbligo e dopo un'accanita (nel vero senso della parola) discussione sull'argomento nel nostro gruppo facebook tutto dedicato al bon ton e alle buone maniere, finalmente si è riusciti a stilare un decalogo del buon conduttore di cani (perchè a parlar di "padroni" o "proprietari" si corre il rischio d'essere sbranati!), un prontuarietto d'immediato impiego per rendere l'esistenza d'ogni genere di animale più che rilassata!

Ricapitolando dunque quanto emerso, i conduttori di cani dovrebbero:
1) Aver rispetto per l'animale
2) Aver riguardo per chi non ama i cani o li teme per qualche motivo
3) Fornire al dolce quadrupede spazi adeguati alla sua mole
4) Tenere l'animale al guinzaglio (di lunghezza variabile) quando si è in passeggiata, specie in presenza di altre persone
5) Tenere in considerazione le regole base di una civile convivenza cittadina (ad esempio raccogliendo i "tesori" lasciati a terra dagli amici a quattro zampe)
6) Osservare con scrupolo le indicazioni che prescrivono la presenza non gradita di animali all'interno di negozi di alimentari o in altro luogo pubblico
7) Se si è invitati a cena, avvisare il padrone di casa se si intende presentarsi ospiti con l'animale al seguito
8) In occasione di un evento conviviale mantenere il quadrupede lontano dagli invitati o, se questi invece ne gradissero la presenza, precludergli l'accesso a cibi e bevande
9) Insegnare e far rispettare al nostro amico a quattro zampe almeno i comandi di base della conduzione: Fermo, Seduto, A terra.
10) Essere cortesi con i bambini che eventualmente volessero avvicinarsi per accarezzare il cane. Se la cosa disturba suggerire gentilmente ai piccoli di non toccarlo.

E ora... tutti a spasso!

lunedì 23 maggio 2011

O tempora, o mores! La banalizzazione del rispetto

Così esordiva Cicerone nel commentare i costumi, affatto degni di ciò che oggi potremmo chiamare una "buona recensione", all'epoca dei suoi scritti su Catilina. Ma l'esimio console, principe del foro romano, sarebbe più che inorridito nel prendere parte ad uno di quegli eventi sociali semicollettivi, similesclusivi, ipoteticamente rilevati dal punto di vista culturale, di fatto solo emblematica espressione delle moderne invasioni barbarichePerché proprio di questo si tratta: di un progressivo e quanto mai deleterio imbarbarimento delle più basilari regole di comportamento, esacerbato dalla totalizzate non curanza per il prossimo e dalla banalizzazione di qualsiasi norma di carattere etico.
Definirla "mala educazione" non è più sufficiente. Lo spazio riservato al totale disinteresse per le necessità di contegno in alcuni frangenti della vita è ormai questione assodata. Eppure io non mi capacito, non accetto e mi ribello! 
Perchè un buon comportamento aiuta a vivere meglio e ad apprezzare tutto quanto ci circonda suggerendone la vera natura a volte celata da un ammonticchiamento di atteggiamenti terrificanti, incomprensibili, che propendono per fruizione veloce, immediata degli accadimenti ma quantomai povera di riflessione e soprattutto di rispetto.
La capacità di non prendere sempre tutto troppo sul serio è stata soppiantata dalla consuetudine di prendere sempre tutto in maniera banale rendendo qualsiasi argomento vago, sfumato ed effimero, privo di qualsiasi spunto considerevole e affatto degno di buon agire. Magari si mantenesse ogni considerazione alla stregua di conversazione da salotto che presupporrebbe, almeno in quel frangente, un adeguato contegno. L'impressione è che si viri invece verso un'incondizionato e totalizzate annullamento delle buone maniere, anche le più scontate, che divengono materia da libro antico soprattutto quando si parli di comportamento collettivo.
Hic sunt leones.

sabato 23 aprile 2011

Elogio delle buone maniere di Gillo Dorfles

Torni il bon ton, la forma è sostanza. Questo l'imperante esordio di Gillo Dorfles, uno dei più importanti critici d'arte, filosofi e pittori del nostro secolo, che dalle pagine del Corriere della Sera suggerisce come sia davvero ora di tornare alle buone maniere.
L'articolo, qui riportato per facilitarne la lettura a chi fosse sfuggito, suggerisce alcuni spunti di riflessione e letture interessanti, oltre ovviamente a caustiche definizioni sugli odierni costumi.
Una personalissimo ringraziamento vorrei però indirizzarlo a Lina Sotis, istituzionalmente riconosciuta come la maggiore esperta in materia di buone maniere, che qualche giorno fa mi salutò con i modi più dolci e deliziosi come mai avrei pensato...e vidirò che anche in tempi "baciosi" (cit.) come i nostri, il suo cordiale saluto è statato per me solo fonte di gioia. Buona lettura!

Ho già avuto occasione di accennare su queste colonne, allo spinoso problema del rapporto tra modo di essere, di comportarsi - tra «bon ton» e buone maniere - e convivenza dell'uomo d'oggi.
Non solo, ma come, col mutare e scomparire (si spera) delle «classi sociali» avrebbe dovuto scomparire anche la rilevanza attribuita a certi «privilegi classisti» ormai superati. Purtroppo la situazione è tutt'altro che chiara: sopravvivono non solo certi insensati privilegi, legati prevalentemente a ragioni economiche o politiche; ma esistono, con altrettanta energia, le differenze sociali dovute proprio a quella assenza di educazione, a partire dall'infanzia, che finisce per gravare su tutta l'esistenza dell'individuo. Al punto che, se davvero esistesse un «codice comportamentale» istituzionalizzato, forse i rapporti tra gli uomini sarebbero più facili e meno carichi di ostilità o di incomprensioni reciproche.
Il recente volume di Gabriella Turnaturi «Signore e signori d'Italia». Una storia delle buone maniere, Feltrinelli) è una preziosa guida lungo i pericolosi e accidentati sentieri del «bon ton» e del «comme-il-faut isme» e, partendo dall'analisi dei numerosissimi «galatei» che si sono avvicendati in questo campo, ne analizza tutti i peccati e le virtù, seguendo la storia delle «maniere» nel nostro Paese, citando i ben noti interventi di Donna Clara, Donna Letizia, della ineffabile Irene Brin (degli anni Trenta-Quaranta) fino alle gustosissime prese di posizione della «nostra» caustica Lina Sotis.
Certo la cronistoria dei modelli comportamentali è colma di insidie, eppure - anche senza attribuire una assoluta interdipendenza ai rapporti tra socializzazione e «bon ton» - bisogna riconoscere che alcune modalità di «costume» continuano a essere problematiche, discutibili e persino incresciose. Si rifletta soltanto su un esempio banale come quello del baciamano (e intendo quello salottiero; non certo quello indecoroso dato a Gheddafi o quello doveroso al Santo Padre!). E se questa sorta di bacio è ormai quasi naufragato (se non con sottintesa malizia), che dire di quello ormai costantemente diffuso del reciproco baciarsi sulle guance tra uomo e donna senza nessuna implicazione erotica, ma solo per moda o acquiescienza; mentre purtroppo accade che si debba anche sottostare a sgraditi baci tra uomini soprattutto in Paesi slavi; come del resto, si è spesso soffocati da abbracci maschili, testimonianze di purissima amicizia, ma tutt'altro che ben accetti.
Ma il bacio - non amoroso ma sociale - non è che uno dei tanti esempi di «belle» o «brutte» manifestazioni corporee. Che dire (invece) delle strette di mano eccessive, delle pacche sulla schiena del tutto indesiderate? Per non parlare degli aspetti vistosi di collegialità o di parentela.
L'autrice traccia delle partizioni e delle differenziazioni molto gustose e significative tra il comportamento degli italiani nei diversi periodi dell'ultimo secolo; dai tempi ottocenteschi al fascismo, dal primo dopoguerra a oggi. La presenza e la scomparsa di alcuni modi di essere appare così evidente: la presenza delle «signorine» della educazione di una borghesia appena affermata, il trapasso da una civiltà rurale a quella urbana e soprattutto l'alternarsi di ambizione per la correttezza educativa e invece il disprezzo per un perbenismo ormai «superato» (ma non tanto).
Indubbiamente gli eventi politici hanno avuto (e hanno tuttora e avranno in futuro) una rilevanza notevole: basta riflettere a situazioni recenti: «il craxismo - come scrive Carlo Donolo, citato da Gabriella Turnaturi - propone una miscela di libertinismo e di "law and order" che corrisponde bene ai sentimenti e agli interessi della New class: edonismo di massa, primato dei valori del ceto medio. Al saccheggio dei beni pubblici si è accompagnata un'eversione delle buone maniere, dei principi della civile convivenza e delle più elementari forme di urbanità». Una cosa, comunque è certa: se, a partire dall'asilo, si insegnassero ai bambini - a prescindere da ogni inaccettabile settarismo - le più elementari maniere di comportarsi (non solo le «belle» ma anche le «buone» maniere, a cominciare da come soffiarsi il naso, come non impugnare la forchetta come uno spiedo, non mettere i gomiti sulla tavola e via dicendo) le cose andrebbero meglio, per lo meno non porterebbero a quella discrepanza tra le diverse provenienze familiari e sociali. Ossia tra le persone «comme-il-faut» (ossia che conoscono le buone maniere) e la grande maggioranza di coloro che non le conoscono o non le applicano affatto e di cui dobbiamo purtroppo subirci la presenza ubiquitaria.

Gillo Dorfles