Me...

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lunedì 27 febbraio 2012

Riciclo chic!

Siete appassionati di ricerche affannose nei mercatini di mezza Italia oppure vi solletica l'idea di riutilizzare le posatine da dolce della nonna, sì proprio quelle spaiate, ammaccate e magari anche un po' ossidate? Ecco un'idea molto carina per cene inconsuete e vintage, matrimoni o semplicemente per lasciare un messaggino ai vostri cari che abbia un'allure tutta speciale.
Ecco l'occorrente, minimal ma indispensabile:
 - forchettina vintage di nonna Wanda o chi per essa
 - pinza rubata al marito, al fratello o all'elettricista di turno
La manualità non è tutto nella vita ma in certi casi è molto utile. Utilizzate le pinze per piegare i rebbi della forchetta come indicato nella foto, facendo in modo che i due più esterni rimangano dalla medesima parte, così come i due più interni, che saranno arcuati insieme.
Ricordate poi di flettere leggermente all'insù le punte dei rebbi laterali, in modo da farli assomigliare ad un miroscopico paio di sci (!)
Infine controllate la stabilità del vostro porta-biglietti e... utilizzatelo come meglio vi piace.

Viva il riciclo intelligente e... chic!
Photo by Ruffled

venerdì 24 febbraio 2012

Kit d'emergenza per una sposa alla Mary Poppins!

Su Donna Moderna si parla della mia borsetta da sposa alla Mary Poppins! Eccovi l'articolo che potrete leggere anche qui.

Spose di Primavera,  ovvero le principesse in smanioso affanno che attendono solo il tiepido sole marzolino per coronare il loro sogno d'amore. Ma le principesse in odore di altare oggi sono donne moderne, preparate ad ogni evenienza. Il giorno del matrimonio però capitano spesso un gran numero di stravaganti inconvenienti anche a chi pensa di aver previsto proprio tutto.Una buona idea potrebbe essere quella proposta da Giorgia Fantin Borghi che, nel suo libro Matrimonio da sogno, suggerisce di preparare una borsetta con tutto il necessario (e qualcosa in più) per destreggiarsi proprio nel giorno più importante della vita. Si chiama "La borsetta di Mary Poppins" una sorta di kit di sopravvivenza che permetta alle sposine non solo di ritoccare trucco e acconciatura autonomamente (in periodo di tagli generalizzati si fa da sé) ma anche di risolvere i piccoli grandi problemi che a un matrimonio posso sempre presentarsi. 
Ecco il contenuto base della borsetta che, è per l'appunto piccina. Non esagerate dal lato opposto...


  • Spazzola e pettine per capelli, lacca e forcine per una perfetta ri-messa in piega!
  • Pennello da fard e una piccola trousse per il trucco dove non potranno mancare: correttore in stick chiaro e cipria per cancellare in un attimo i segni di stanchezza e un gloss trasparente e lucidissimo da far ingolosire chiunque guardi verso di voi. 
  • Necessario per il cucito veloce, comprese alcune spillette da balia e due bottoni.  Assistere alla scena in cui papà chiedere aiuto a mamma per il bottone della camicia provvidenzialmente saltato è davvero un classico.
  • Salviettine rinfrescanti e fazzoletti di ovatta non potranno certo macare all'interno di questa bag super completa.
  • Cerotti per vesciche ai piedi (il dolore non può e non deve impedirvi di ballare con il neo-marito la "vostra canzone)Spazzola adesiva leva-pelucchi per rendere nuovamente impeccabili soprattutto gli abiti scuri dei signori
  • Smacchiatore rápido con relativa spazzolina, perché, chissà com'è, ristoranti e catering ne sono sempre più sprovvisti.
  • Un paio di forbici, da usare con cautela, ma servono sempre.
  • Scotch di carta, facile da mettere e da togliere. utilissimo per gli usi più improbabili.
  • Antizanzare spray o monouso e stick dopo puntura. Gli elicotteri volanti non l'avranno vinta su di voi e i vostri ospiti!
  • Carica batterie del cellulare di almeno due marche diverse. C'è sempre qualcuno che ne ha bisogno. Forse voi!
  • Venti euro. Il minimo indispensabile, qualsiasi cosa succeda!
E voi? cosa mettereste nella vostra borsa di Mary Poppins?

mercoledì 15 febbraio 2012

Sorridere al telefono per vivere felici

Sarà capitato un milione di volte: interlocutori insistenti che fanno squillare il telefono per ore interminabili nella speranza (solitamente vana) che qualcuno risponda all’altro capo del telefono. 
Il bon ton dice che bisognerebbe rispondere entro un tempo ragionevole evitando di far venire la barba bianca a chi ha l’orecchio appeso al telefonino dall’altra parte. In l'ambito professionale l’optimum sarebbe entro 3 squilli.  
Certo è che quando siamo noi a chiamare dovremmo limitarci a “far suonare” non più di cinque volte, pena la possibilità di venire apostrofati in malo modo come gli scocciatori di turno! 
Chi chiama è strettamente tenuto a salutare con un buongiorno o buonasera (ci mancherebbe altro) e a dire il proprio nome perché possa essere riconoscibile immediatamente, altrimenti si rischiano quelle scene patetiche che vedono l’interlocutore chiamato mentre cerca angosciosamente nei cassettini della mente per provare a capire con chi stia parlando. 
A questo proposito sarà bene ricordare che sarebbe consigliabile accertarsi che la persona che stiamo cercando non sia effettivamente impegnata in attività importantissime come ad esempio: pettinare le giraffe (cit.). D’altro canto un “No, non mi disturba affatto” potrebbe rimandare la mente al film di Verdone “Viaggi di nozze” dove Raniero si faceva disturbare in ben altre attività! 
Da evitare al massimo grado il fatidico “Dica...” stigmatizzato anche da trasmissioni umoristiche di ampio respiro. 
La cosa migliore sarebbe quella di sorridere graziosamente. Sorridere al telefono, direte voi? Certo! 
Che siano chiamate in entrata o in uscita adottare il così detto “sorriso telefonico” ci aiuta a mettere l’altro a proprio agio. Questione non sempre semplice, lo ammetto, soprattutto quando si debbono sorbire ottomilioni di chiamate ogni giorno o, come capita spesso alle signore se si viene raggiunte dal malefico squillo mentre si rincasa piene di sacchetti della spesa appesi fin’anco all’orecchio, o quando il tacco a stiletto (quello delle scarpe comprate con grande, enorme soddisfazione ai super saldi svuota-tutto perchè assolutamente, eccessivamente care!) si è appena incastrato nelle grate della metropolitana o ancora quando il bambino comincia a piangere gonfiando i polmoni a dismisura, tanto da fare invidia al compianto Pavarotti. 
Tant’è. Consiglierei però di fare una prova e di conteggiare quante telefonate si concludono in modo favorevole se si riesce comunicate una certa positività attraverso il tono della propria voce e quante invece terminano con i mugugni. Non ci sarà paragone! 
Se la telefonata è indirizzata a voi e proprio non potete star lì a chiacchierarvela, il modo migliore per suggerire all’altro di rimandare la conversazione è l’utilizzo di un incipit comunque positivo “Buongiorno, che piacere sentirla! Purtroppo sono impegnato in questo istante, la posso richiamarla così parliamo con più calma?” 
Se invece siete costretti a lasciare in attesa l’interlocutore evitate di farlo utilizzando una di quelle musichette noiosissime. Negli anni ‘80 andava di modissima la classica “Per Elisa”: da rimanere svenuti dopo trenta secondi. Oggigiorno si utilizzano più i brani dance che però sono altamente sconsigliati in ambito lavorativo. Meglio allora una voce languida e suadente che ripeta “la preghiamo di attendere, saremo da lei il più presto possibile”. 
Per concludere la conversazione sarà poi corretto salutare nuovamente l’interlocutore ringraziandolo per avervi dedicato il suo tempo ed eventualmente rimandandolo ad un altro appuntamento telefonico o ribadendo l’urgenza di certe questioni, con un certo garbo. 
Se vi trovate di fronte ad una segretaria, amabile signora di età spesso incomprensibile, che funge da filtro per il grande capo, mantenete la calma. Purtroppo (o fortunatamente di questi tempi) loro sono lì proprio per quello. Ricordate che coloro che tutelano la tranquillità dei top manager saranno assai più propense ad aiutarvi se sarete gentili ed affabili, se vi ricorderete il loro nome e se cercherete un aggancio il più possibile colloquiale...  
Driiiiiiiiiiiiiinnnnnnnnn scusate mi suona il telefono!

martedì 14 febbraio 2012

Amor che a nullo amato...

...amar perdona. Diceva Dante.
Ma di recente sull'etimologia della parola "amore" ne ho sentite un gran numero.
Il mio vecchio professore di greco e latino temo avrebbe corrucciato assai le sopracciglia a sentirne qualcuna (brrrr... mi vengono ancora i brividi dopo più di due decenni, quasi tre!).
Tra le tante l'etimologia più amata, perchè assai più poetica e ricca di fascino è quella che vuole che la parola derivi dal latino "a-mors" (con alfa privativo greco), ovvero senza-morte. Temo però che così non sia. Almeno a dar retta alle riminiscenze del liceo!
Il verbo latino "amare" deriva dal verbo arcaico "camare", con la radice indoeuropea "kam" che significava desiderare e da qui derivò "kam-ami" cioè "amo".
La parola "amore" insomma non deriva da una radice differente, non è composta: la sua radice significa se stessa. 
Perché in fondo l'AMORE non ha bisogno di spiegazioni. E' amore, punto.

P.S. Grazie Professore!

venerdì 10 febbraio 2012

Ricordare i nomi

Quante volte vi sarà capitato di andare ad una festa, ad un meeting di lavoro, ad un versissage artistico, insomma ad uno di quegli eventi durante i quali vi vengono presentate un gran numero di persone e per quanto voi vogliate fermamente, assolutissimimamente che loro si ricordino di voi siete poi voi stessi a dimenticare istantaneamente i loro nomi. E’ un classico! 
Partendo dalla considerazione che, come diceva Dale Carnegie “per una persona il suo nome è il suono più importante e più dolce in qualsivoglia lingua” vediamo qualche micro trucchetto per tentare (il che mai nuoce!) di farsi spuntare il punto interrogativo sulla fronte nel momento stesso in cui dobbiamo rivolgere anche una sola parolina al personaggio che ci ha snocciolato il suo nome sette secondi prima.
  1. Fare attenzione nel momento stesso in cui la persona si presenta. La concentrazione in questo tipo di situazioni è tutt’altro che stabile. Meglio dunque applicarsi con impegno per qualche minuto, giusto il tempo del classico “giro di presentazioni” piuttosto che stare poi a scervellarsi affannosamente tentando di tornare con la mente al momento della stretta di mano. Ricordate che le rotelline che girano nella mente sono molto più visibili agli altri di quanto si possa pensare!
  2. Ripetere il nome della persona che ci è appena stata introdotta. In questo modo si otterranno più risultati: il nome si fisserà maggiormente nel nostro ricordo e l’interlocutore si sentirà estremamente preso in considerazione. Meglio però cambiare frase di volta in volta, per non essere troppo trivi, del tipo:”Buongiorno Signor Mari” e “Signor Mari finalmente la conosco!” o ancora (se informale)  “Ciao Luigi, è molto che sei qui?” Ripetere spesso il nome dell’altra persona durante la conversazione poi rinforza ulteriormente la nostra memoria, ringalluzzendo il soggetto degno di cotanta attenzione.
  3. Cercate di ricordare un dettaglio legato alla persona. Ognuno di noi ha qualche caratteristica fisica particolare: gli occhi sottili, le sopracciglia arcuate, una bocca carnosa ma si possono ricordare anche svariati buchi nelle orecchie o se l’ospite indossa degli oggetti in maniera particolare: anelli al pollice, bracciali importanti. Associare questo dettaglio al nome della persona potrebbe aiutarci a ricordarlo meglio.
  4. Ripetere il nome a se stessi almeno cinque volte ovviamente a bassa voce o solo mentalmente. Se vi viene presentato un bel gruppetto folto di persone staccatevi un attimo da tutto e cercate di passare in rassegna ogni viso associandolo al nome (difficilisssimo!!).
  5. Scrivere il nome delle persone incontrate prima possibile. Telefonini e vari aggeggi elettronici in questo caso aiutano moltissimo. Se avrete l’accortezza di annotare anche qualche dettaglio in più della persona, tipo che probabilmente preferisce il cappuccino al caffè perché in quel momento ne sta bevendo uno, potrete poi farne buon uso in un’occasione successiva nella quale chiedere al soggetto in questione “Signor Mari per lei un cappuccino vero? Ricordavo che lo preferisse”
Detta così sembra semplice ma ammetto che così non è. 
Citando un grande film posso solo suggerrire di “provare, provare, provare, provare, provare...

mercoledì 8 febbraio 2012

martedì 7 febbraio 2012

Le tarme nel portafogli

La vita è costellata di momenti difficili, questo è indubbio, ma a volte capitano cose che minano profondamente l’autostima di una donna, soprattutto se la signora in questione è la classica persona superindaffarata: lavoro (stressante da far venire i capelli dritti con quel nuovo capo fin troppo perfettino), casa (pulisci, cucina, stira e lava... e se ti azzardi a fare la fettina anemica si arrabbiano pure), spesa (guarda l’etichetta, la scadenza, il glutammato, il lattosio, il piripacchio...) magari pure i figli (prendili, portali, accompagnali, curali). Insomma una specie di dea Kali
Ecco è proprio quando una donna così si reca, chessò dal macellaio, ordina col sorriso sulle labbra (perché non si sa mai che poi uno sconticino ci scappi pure) due etti di cotto, la bresaola, le fettine di vitello, il petto di pollo, insomma una spesuccia degna di rimpinguare i ripiani di quel frigorifero che ad inizio settimana ti fa l’eco come le caprette di Heidi, che scatta il momento di panico assoluto.
A spesa conclusa la fanciulla si avvia alla cassa. Estrae il portafogli e... ne escono nugoli di tarme. Non c’è nemmeno il bancomat o la carta perché sono nell’altra borsa! E’ rimasto solo l’euro che serve per il carrello del supermercato, quello che non si spende MAI.
Orrore! Che fare? A parte passare in rassegna sul volto tutti i colori dell’arcobaleno (compresi indaco e violetto) è cosa indubitabile che sovvenga alla mente l’immagine di una piccola vanga con la quale scavare molto, molto velocemente una fossa grande abbastanza per saltarvici dentro alla velocità del fulmine e da ricoprire all’istante con tanto di fiorellino spuntato all’uopo. 
Ma tantè, il problema bisogna risolverlo comunque: un sorriso in questo caso è sempre una buona idea ma le possibilità che si aprono sono molteplici:
1) La telefonata inaspettata – Ovvero si finge una telefonata assolutamente improrogabile, importantissima, scusandosi con la cassiera e promettendo di tornare dopo due soli minuti. In questo caso ovviamente ci si dovrà esibire in una performance degna dell’Actor Studio con una serie di “Mammamia!!, davvero??, dobbiamo risolvere subito la cosa!” scappando fuori dal negozio sveltamente ma facendo bene attenzione a mantenere lo sguardo fisso sugli occhi del questuante, gesticolando con le mani in segno di “arrivo immediatamente, esco per una questione di cortesia e di rispetto per lei che certamente non ha voglia di sorbirsi i miei discorsi”.
2) Occhioni da gatto con gli stivali – Tecnica non facile: consiste nell’arcuare le sopracciglia e sgranare le palpebre in modo da far leggermente lacrimare l’occhio che in questo modo diverrà simile a quello di un cucciolo tenerissimo. Questo sistema è più efficace quando si ha a che fare con un esponente dell’altro sesso che normalmente sfodera la sua recondita esigenza di aiutare le pulzelle in difficoltà. In questo modo si potrà chiedere (sottovoce) all’interlocutore di poter tornare più tardi. Normalmente una classica cassiera risponderebbe gridando “Coooosa signoora? Non ha i soooldiiii? Non impooooortaaaa.”
3) La verità con dignità – Vuotare il sacco, ecco l’ultima chance. In questo caso la cosa è attuabile solo se l’esercente ci conosce da tempo  e sa che tutto sommato, anche in piena crisi economica mondiale, siamo abbastanza solvibili per le fettine di pollo. Scusarsi profusamente ma anche con aria decisa, quasi infastidita, del tipo “ecco, ieri ho messo via la vecchia borsa senza vuotarla così mi trovo nei pasticci. Rimedierò a questo inconveniente e sarò di nuovo qui in men che non si dica (anche se avrei un miliardo di altri impegni più importanti)”.

A parte gli scherzi consolatevi, capita proprio a tutte. Tuttavia, basta un tocco di bon ton!

lunedì 6 febbraio 2012

Come accomodare 8 commensali a tavola?

Ricevere ospiti è, a mio modestissimo parere, sempre cosa assai piacevole, lo è ancor di più se la padrona di casa risulta sicura del proprio operato e affatto impacciata nel gestire anche le situazioni che sembrano più complicate, almeno al primo impatto. Rispondo ad una e-mail ricevuta da una gentile novella sposa che si dice in difficoltà nell'assegnazione di posti a tavola quando i commensali sono in otto.
In effetti questo è un numerino un po' difficoltoso, lo ammetto. Seguendo le usuali regole del bon ton dovremo fare attenzione a mantenere l'alternanza uomo-donna e a separare le coppie (a volte è solo un bene!). Ma se, come nella maggior parte delle case moderne, anche voi vantate nella vostra magione un tavolo rettangolare, o quadrato e allungabile all'occasione, dovrete fare letteralmente i conti con questo traballante numeretto che a volte mette in crisi anche le casalinghe più o meno disperate.
La soluzione ci viene dal galateo di matrice francese dove i padroni di casa non sempre si accomodano ai capotavola ma sovente si siedono proprio al centro del lato lungo del tavolo. Da questo si deduce che non sempre colui che ospita deve necessariamente occupare la sedia a mo' di trono, bensì suggerirne la presenza (quantunque questa sia più che chiara e conosciuta) in modo leggiadro.
E' così che la padrona della casa, colei che di solito organizza e accoglie gli ospiti nelle occasioni conviviali si troverà a presiedere la tavolata dando le spalle alla porta che volge alla cucina, per poter sgattaiolare (poco per carità!) a controllare che il polletto non si riduca nel forno come un inquietante rito vodoo. 
In questo caso manterremo l'invitato di sesso maschile più importante alla sua destra ed il secondo ospite uomo in grado di importanza alla sua sinistra. Intervalleremo quindi s fianco di questi affabili (almeno così si spera) gentleman due gentili signore, così come prescrive il più ferreo bon ton.
La signora che si ritiene più degna di riguardo prenderà posto all'altro capotavola, proprio di rimpetto alla signora della casa. In questo modo il padrone di casa, che siederà in uno dei lati lunghi del tavolo, avrà tale signora correttamente alla propria destra.
Questo sistema lo preferisco alquanto, in caso di otto commensali, alla classica disposizione da "convium regale" superformale nel quale i due anfitrioni siedo tronfi l'uno di fronte all'altra perchè in al modo si eviterà che due ospiti dello stesso sesso siedano vicini e si incoraggerà la conversazione tra gli invitati in maniera più fluida.
Attenzione al buon affiatamento dei convitati, cosa assai più importante per la riuscita della serata rispetto ad una cena da gourmet. Ricordate infine di tenere ben lontani tra loro due brillanti oratori che potrebbero facilmente intavolare una conversazione a due escludendo, ahimè, il resto degli astanti.
Per il menu della serata vi rimando ad un prossimo post!