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martedì 11 gennaio 2011

Bon ton sugli sci

Una corretta modalità di comportamento è da evidenziarsi, in tempi di settimane bianche, anche per quel che concerne svariate abitudini più o meno cortesi di relazionarsi con il prossimo sulle piste da sci.
Non a caso ritroviamo ben evidenziati, in innumerevoli località italiane e d'oltralpe, una serie di comportamenti che ci rimandano al più comune e basilare vivere civile sulle tanto agognate piste innevate, di qualsiasi colore esse siano.
Innanzi tutto sarà bene moderare la velocità, specie in presenza di bambini o principianti che a stento si reggono su di un improbabile spazzaneve. Ricordiamo che non tutti sono provetti sciatori e che è senz'altro possibile che capiti qualche piccolo incidente di percorso facendo rotolare a valle per qualche metro noi stessi e chi altri ne sia coinvolto. In questi casi: scuse, aiuti e sorrisi sono d'obbligo e non solo se siamo stati la causa della rovinosa caduta, ma anche per semplice cortesia verso il prossimo che potrebbe non essere stato in grado di controllare il proprio moto discendente.
Quando ci troviamo in coda per gli impianti sarebbe gentile evitare di calpestare gli sci o le tavole da snowboard di chi ci precede ma ricordiamo altresì di non bloccare costantemente la fila per cercare di sedere in seggiovia con l'amico del cuore o la fidanzata di turno.
Particolare menzione meritano poi i piccoli sciatori che, in prossimità degli impianti, vengono sovente "piazzati" ai discesisti solitari i quali, preso possesso del pargolo, ne saranno responsabili sino alla discesa dalla seggiovia. Questa pratica comunemente utilizzata dagli insegnanti dei ragazzini per trasferire i pupetti in alta quota causa non pochi problemi a chi non è particolarmente avvezzo all'imprevedibilità dei giovani fanciulli. Ergo: se avvistate mamme con prole al seguito meglio far passare la famigliola e ritirarsi in buon ordine, se invece avete "vinto" il pupetto della scuola sci rassegnatevi ed aiutatelo per quanto possibile. Un rifiuto è scortese e certamente mal visto da grandi e piccini...
In conclusione non resta che ricordare di essere in vacanza e perdonare con garbo e leggerezza anche le eventuali indelicatezze altrui intonando le note del celeberrimo motivetto "...si va sulla montagna ove il sole il volto ci abbronzerà...".
Buon 2011 a tutti!

martedì 28 dicembre 2010

Sms delle feste: suvvia, un po' di bon ton!


Rieccoci alla care, vecchie feste comandate. Periodo succulento di dolcetti ed abbracci, di saluti ed auguri.
Nella frenesia del Natale non sempre però siamo in grado di inviare i nostri pensieri affettuosi a tutte le persone che desidereremmo raggiungere. E' proprio a questo punto che scatta, insidioso, l'sms collettivo: pratica orripilante, sgradevole e, per quanto mi consta, alquanto irritante.

A chi non è mai capitato di vedersi recapitare sul cellulare una classica frasetta del tipo "Mille auguri a tutti per un sereno Natale!". A Tutti? Tutti chi?

Ecco cosa penso:
1) Se tu: amico, conoscente, fornitore, passante, marziano... desideri veramente inviarmi degli auguri sinceri, avrai l'accortezza di utilizzare un incipit che si rivolga a me in prima persona, chiamandomi per nome.

2) Si eviti grandemente di far viaggiare a mo' di "spam" frasette e rime giocose già ricevute un milione di volte, avrebbe tanto il sapore di regalo riciclato.

3) Fare un piccolo sforzo per sembrare un minimo originali è auspicabile ma cercando di utilizzare comunque una fraseologia adatta al nostro carattere e al nostro usuale modo di esprimerci. Nulla risulta più cacofonico di un pensiero "forzato".

4) Ultima indispensabile regoletta che adotto da qualche anno a questa parte (con risultati apprezzabili) è quella di NON rispondere ai messaggi collettivi. Spesso ignorare il nostro interlocutore, in questo tipo di conversazioni, porta quest'ultimo a riflettere sul perchè mai voi non abbiate ricambiato i suo i auguri così... sentiti!

Riflettendoci un po' sarà evidente la considerazione di quanto risulti assai più gradito un messaggio, pur veloce e contratto che sia, ma scritto e pensato solo per noi!

lunedì 20 dicembre 2010

Sposa d’inverno? Ritorno allo stile bon ton

Per la sposa d’inverno ritroviamo, quest’anno più che mai, una netta ed imperante ricomparsa dello stile bon ton, fatto di linee sobrie e pulite che ammiccano ad un’eleganza semplice ma impeccabile, con numerosi rimandi ad una moda fatta di garbo e raffinatezza.

Ma quali sono i dettagli stilistici per ottemperare ai dettami di una “moda aggraziata” per la sposa della stagione più fredda? Ma certo: rivisitazione del passato in chiave moderna, con un tocco di originalità.

Cappotti e cappottini
hanno da sempre solleticato la curiosità delle fanciulle che si preparano a nozze invernali. Ecco quindi una versione moderna dell’eterea damina avvolta in meravigliosi paltò di tessuto termico, caldissimi ed impalpabili, che donano un piacevole tepore mantenendo uno stile ineccepibile.

Il piumino, un capo divenuto nel tempo la migliore sostituzione “eco” del più datato pellicciotto, quest’anno è riproposto da moltissimi stilisti in meravigliose versioni bon ton. Per fashion addicted!

Il bon ton del matrimonio vuole la sposa con le spalle coperte durante la cerimonia religiosa. Il gelo pungente del mese decembrino suggerisce alle fanciulle l’uso di morbidi anelli coprispalle di cachemire sapientemente lavorato, associato eventualmente anche a maniche sfilabili del medesimo tessuto.

Un tocco di rosso ed è subito festa! Per strizzare l’occhio al Natale basterà anche solo un piccolo dettaglio rosso, un particolare applicato all’abito o inserito nel bouquet o nell’acconciatura, per rendere ancor più attuale l’atmosfera onirica e romantica del matrimonio a Natale.

Torna di moda la cappa! Imprescindibile per un look sofisticato ma assolutamente attuale. Il famoso capo di abbigliamento, tanto caro alle signore del secolo scorso, è il vero must dell’inverno 2010. Indispensabili insieme a questo soprabito guanti lunghissimi a coprire l’avambraccio.

Lo stivaletto in stile vittoriano dal sapore nostalgico sarà un perfetto accessorio per il completamento dell’outfit da “signorina per bene”. Comodi ed eleganti, di pelle o tessuto saranno i migliori compagni anche per gli infiniti balli del dopo torta.

Sempre in osservanza alle più semplici regole di bon ton ricordiamo infine che non sarebbe corretto pronunciare “salute” all’indirizzo di chi ci starnutisce di fronte. Meglio dunque far finta di nulla e, se questi fosse la sposa, perché non far preparare un fazzolettino delicatamente ricamato, da donare alla fanciulla come ulteriore affettuosissimo dono? E per le più scaramantiche ricordiamo di “pagare” il fazzoletto con una monetina, anche di pochi centesimi!

Leggi l'articolo su Donnamoderna.com

martedì 7 dicembre 2010

Matrimonio a Natale!












I matrimoni invernali possiedono senza dubbio un’atmosfera magica, estremamente romantica e calda che rimanda alle antiche tradizioni legate al Natale e alla ricerca di buoni auspici per il nuovo anno. Ecco qualche pillola per vivere al meglio le nozze legate a questo suggestivo periodo dell’anno.

Galoche… che delizia - Le conosciutissime calzature di gomma possono rivelarsi, nell’ambito di un matrimonio invernale, un dettaglio estremamente utile per la sposa che, dovendo affrontare le probabili intemperie legate al periodo, potrà utilizzarle come particolare assolutamente grazioso e divertente, adatto anche per foto inusuali. Bianche o rosso fuoco, adornate di graziose scritte colorate inerenti all’amore o multicolor, le galoche, ormai sdoganate dal loro classico ruolo di stivale da lavoro, diventano un dettaglio super glamour da portare con ironia per ricordare che infondo “sposa bagnata: sposa fortunata”!

Vischio tirabaci - Nell’ambito di un matrimonio natalizio non potrà certo mancare qualche rametto di vischio sparso qua e là per suggerire a sposi ed ospiti di richiamare la buona fortuna. Questa rinomata pianta ha, in realtà, origini molto lontane. Nell'antichità i druidi usavano il vischio per ottenere infusi e pozioni medicamentose. Due sono le leggende principali legate a questi rami: la prima ha origini celtiche, legata alla mitologia nordica, al rapporto tra Odino e la moglie Frigg legati nel tentativo di salvare la vita al figlio Balder (cfr. "Miti e leggende di tutti i tempi" – Happy Books); la seconda, di matrice cristiana viene sottoposta sotto forma di "favola di morale" con la storia di un vecchio ed avaro mercante che, pentendosi del proprie malefatte pianse calde lacrime che diventarono bacche di vischio. Per tutti però ormai il vischio suggerisce semplicemente di abbandonarsi al più bello dei gesti d’amore, il bacio, da scambiarsi rigorosamente sotto i verdi rametti.

Qualcosa di blu? No, di rosso! - Entusiasmante, energizzante e foriero di buona sorte, il colore rosso non potrà certo mancare nell’allestimento di un matrimonio natalizio. Per una volta il colore blu, tanto caro alle amanti della tradizione anglosassone che vorrebbe qualcosa di blu come ornamento dell’abbigliamento della novella sposa, potrà essere prontamente sostituito con un dettaglio del colore che da sempre è simbolo di buona fortuna. E se non andrà a far parte della mise della fanciulla di bianco vestita sarà comunque un colore molto apprezzato per i festosi decori con i quali è possibile sbizzarrirsi in questo periodo dell’anno. Che siano piccoli nastri di seta o velluto ad abbellire tovaglioli o menu, bacche di agrifoglio o semplici decorazioni dell’albero, il rosso la farà da padrone!

Stretti stretti sotto l’ombrello - Ricordiamo che siamo ormai in Inverno, non è quindi inusuale che il tempo atmosferico minacci pioggia o neve proprio nel giorno del nostro sospirato matrimonio. La sposa di Natale dovrà dunque pensare a dotare gli ospiti di un bell’ombrello per ripararsi stretti stretti sotto l’utile cupoletta colorata che, oltre a svolgere la sua precipua funzione riparatrice potrebbe rivelarsi occasione di nuovi, inaspettati incontri per le amiche in cerca di cavaliere…Non si sa mai! Sia che la scelta ricada su colori simili o contrastanti, oltre a riparare capo e spallucce, l’ombrello potrà diventare un’incantevole scenografia di luci e colori all’uscita della cerimonia, un delizioso sfondo per foto davvero speciali. E se quel giorno fossimo invece salutati a sorpresa da un bellissimo cielo azzurro? E’ ovvio, lo si utilizzerà come superbo parasole!

Viva il camino! - Il caminetto è quanto di più vicino all’iconografia classica di un evento caldo ed avvolgente. Oltre a diffondere incantevoli e suggestivi profumi liberando nell’aria le deliziose fragranze decembrine dalle note ricche di muschio, resina e aghi di pino, il camino rimanda la mente a ricordi sopiti, dolci e meravigliosi. L’ipnotizzante scoppiettare del ceppo potrebbe suggerirci di utilizzare alcune fette d’arancia lasciate ad essiccare vicino alle braci per decorare tavole imbandite e impreziosire anche i dettagli più particolari.

Un profumato tableau - Per organizzare il piazzamento degli ospiti nei vari tavoli potremmo optare per una scelta “verde” ed utilizzare pini ed abeti di facile reperimento durante questo periodo. Le opzioni sono molteplici: dalla realizzazione di un semplice cartellino di forma circolare (a ricordare la sfera natalizia) con il nome degli ospiti ed il relativo tavolo da appendere all’abete ben decorato, all’esecuzione di piccole sfere in vetro, ornato da linee dorate, da appoggiare sul piatto come prezioso segnaposto. Ed ancora piccoli tralci di larice spruzzati di bianco abbelliti da graziosi cartellini di colore rosso identificativi del posto a sedere per ogni invitato. In ogni caso il coro unanime sarà: viva la natura!

Tè e tisane per scaldare il cuore - Perché rinunciare all’inebriante profumo dello zenzero o della cannella mescolato a preziose foglie di tè? Una tazza di questo nettare bollente sarà molto apprezzata soprattutto a fine banchetto, quando gli ospiti si attarderanno in chiacchiere crogiolandosi al tepore della pregiata bevanda fumante. Un tavolo ben allestito con una buona varietà di tè e tisane, piccoli cucchiaini fatti di zucchero cristallizzato e i famosi “biscottini di Natale” contribuiranno ad esaltare l’atmosfera calda e conviviale di una meravigliosa, indimenticabile giornata. Proponete tè bianchi, scuri, fruttati e arricchiti di note alla cannella ed ogni ospite ricorderà il calore di ogni momento.

Attrezziamoci per la neve! - Il meraviglioso manto bianco conferisce ad ogni scenario un’aura incantevole, certamente fiabesca e ricca di suggestioni, ma contribuisce altresì a rendere più difficoltosi gli spostamenti di sposi ed ospiti. Ricordiamo quindi a tutti di non dimenticare le catene da neve e, in mancanza di un wedding planner, forniamo i nostri testimoni di un bel sacco di sale grosso che oltre a essere foriero di buona fortuna potrà evitare il formarsi di fastidiose lastre di ghiaccio, ottime per una gradevole pattinata sul lago sulle note di Tschaikovsky ma molto meno gentili se si tratti di riaccompagnare la suocera stravolta dalle fatiche nuziali…

Leggi l'articolo anche su Matrimonio.it

mercoledì 1 dicembre 2010

IL VISCHIO: ANTICO RAMETTO TIRABACI

E’ il momento dei matrimoni invernali, ed allora perché non riprendere alcune delle antiche tradizioni provenienti dai paesi del Nord rivisitate ed ingentilite da quelle presenti anche nostro paese, come ad esempio la leggenda legata alla pianta di vischio.

Questo arbusto era considerato fin dall’antichità di emanazione divina anche per le spiccatissime qualità curative. I druidi, sacerdoti delle antiche popolazioni celtiche particolarmente avvezzi a pratiche incantatorie, la ritenevano una pianta in grado di sconfiggere numerose malattie mediante il suo utilizzo derivato dalla preparazione di infusi per pozioni medicamentose.

Il vischio è considerata la pianta sacra al Solstizio d’Inverno che, cadendo tra il 21 e il 22 dicembre, coincide con il giorno più corto dell'anno e con la notte più lunga, presagendo alla rinascita e alla fortificazione del “dio Sole” che dopo quella data avrebbe sempre più accresciuto la propria potenza.

Si racconta che i druidi fossero soliti tagliare i rami di vischio, pianta parassita, priva di radici a terra, con una lama dorata per raccoglierli immediatamente in un panno di lino, senza che cadessero in terra, pena la perdita dei poteri magici.

La tradizione cristiana ha poi suggerito altre storie di questa celebre pianta suggerendone una miriade di “novelle morali” più o meno lacrimevoli ma la cui sintesi non può che stare altro che nel riconoscere questa pianta foriera di buona fortuna, in ogni campo s’intende, scacciando “spiriti maligni” e pensieri negativi, ma soprattutto in amore, e quindi nel matrimonio, perché si sa: baciarsi sotto il vischio garantisce gioia, serenità ed eterno amore!

Leggi l'articolo pubblicato su TGCom Oggi Sposi

martedì 30 novembre 2010

Rosso portafortuna!

Siamo quasi a Natale! Il tempo vola, davvero...
In questo periodo di attesa per la festa, ricco di una mirandola di luci e colori, uno in particolare spicca come passepartout di gioia e allegria: ed è proprio il rosso! Ne scorgiamo dettagli ad ogni angolo di strada ma se vi capitasse di trovarvi a Milano il prossimo 2 Dicembre perchè non far capolino all'evento organizzato da Rubinia Gioielli?

Una pennellata di rosso tingerà di colore i gioielli della nuova collezione natalizia 2010 creati appositamente per l’evento. Un colore che, non solo richiama l’atmosfera di luce e calore che caratterizza il Natale, ma che rappresenta l’anima creativa della stessa maison, richiamando la lucentezza del Rubino, re delle gemme preziose e pietra misteriosa a cui fin dall’antichità venivano attribuiti poteri magici.

E voi ben sapete quanto io ami... il Rubino! Rosso o Bianco che sia...
Buon evento a tutti!

domenica 21 novembre 2010

Lo storico dolce nuziale


Riporto alcuni stralci di un articolo di costume apparso su IL GIORNALE dal quale ravvisiamo alcuni interessanti rimandi ad antichi usi e tradizioni della nostra terra.

L'articolo è di Paola Perfetti.
"...Era l'ottobre 1441: il signore di Milano, Filippo Maria Visconti, decise di dare in sposa sua figlia, l’allora sedicenne Bianca Maria, al comandante di ventura Francesco Sforza. Le nozze allestite, neanche a dirlo, furono fastose. Vennero celebrate a Cremona, la città data in dote alla giovane rampolla e qui, si dice, i mastri pasticceri inventarono una torta nuziale a base di mandorle, miele e bianco d'uovo, il cui nome e forma omaggiavano la famosa torre campanaria della città, il Torrazzo appunto.
Nascevano così il torrone ed una tradizione divenuta imperdibile nell'autunno cremonese e, da quest'anno, anche lombardo..."

Sarò per questo che il dolce nuziale ora va di moda "a piani"?

mercoledì 17 novembre 2010

Inviti a cena - Posatine

Trascorrere con amici una serata divertente all'insegna della convivialità è certamente uno dei piaceri della vita. Tuttavia continuo a scorgere alcune incongruenze nell'apparecchiatura della tavola che, per quanto moderna possa essere, non dovrebbe in ogni caso prescindere da alcuni fondamentali canoni di galateo del buon ricevere.

Con tutto il mio affetto più sincero ricordo quindi quale sia il modo corretto di apparecchiare le posatine che ritroviamo appoggiate sul tavolo ad ore 12.00 orizzontalmente rispetto al piatto.
Le posate da frutta dovrebbero essere servite con il piattino da frutta a fine pasto ma in famiglia o nelle occasioni informali è ammesso che siano già apparecchiate sulla tavola.
Il coltellino va posizionato, con l'impugnatura verso destra e la lama rivolta al piatto.
Le altre posate piccole, ovvero forchetta ed cucchiaio da dessert, andrebbero sistemati la prima con i rebbi rivolti verso destra, mentre il secondo la parte concava appoggiata al tavolo esattamente opposta ai rebbi della forchetta, ossia a sinistra.

Un trucchetto facile facile per ricordare le corrette posizioni è quello di considerare le posate da dolce/frutta come posate normali, collocarle nel piazzamento adeguato, a destra e a sinistra del piatto, quindi far percorrere loro "la stradina per i piani alti".
In questo modo sarà impossibile sbagliare.

Grazie, sempre, per il cortese e deliziosissimo invito!

mercoledì 3 novembre 2010

Buoni maestri, cattivi maestri


Come ha giustamente evidenziato un grande Maestro quando parliamo di "educazione" dovremmo utilizzare questo termine con la sola accezione che gli è propria dal punto di vista etimologico e derivante dal verbo latino "EDUCARE" composto dalla particella ex (da, di, fuori) e ducere (condurre, trarre).

La spiegazione etimologicamente accettata infatti è che questo verbo indichi:"l'aiutare con opportuna disciplina a metter in atto, a svolgerele buone inclinazioni dell'animo e le potenze delle mente, e a combattere le inclinazioni non buone: lo è condur fuori l'uomo dai difetti originali della rozza natura, instillando abiti di moralità e di buona creanza. Altrimenti: allevare, istruire."

Dal punto di vista prettamente filosofico però la questione pone dei dubbi. Il vocabolo sembra perdere il suo elemento formale per acquistarne uno concettualmente molto più neutro: ossia che il termine "educazione" possa anche predisporre l'uomo ad un comportamento non propriamente corretto, almeno secondo i canoni comuni.

In considerazione di questo possiamo pensare che da un individuo possa venire estrapolata non solo la parte migliore, ma anche quella peggiore che fa leva sulla malvagità, sulla perfidia e sulla scelleratezza, perchè purtroppo tutto ciò è una realtà. Quanto bene conosciamo alcuni esempi di cattivi maestri che purtroppo formano altrettanto terribili discepoli!

Di questo molto hanno dissertato filosofi e poeti e, volgendo lo sguardo e la memoria ad un lontano trascorso liceale, mi sovviene come, sofisticamente parlando, si possa certamente argomentare su entrambi i sensi della parola stessa. Personalmente ne cercherei una certa contestualizzazione moderna.