EXCURSUS CREATIVO E PUNZECCHIATINE SU BON TON E NUOVO GALATEO DEL NOSTRO TEMPO
Me...
lunedì 7 gennaio 2013
venerdì 28 dicembre 2012
Fine d'anno in bellezza
Una cosa bella è una gioia sempiterna (cit.)
Qualche idea per una tavola in festa anche l'ultimo giorno dell'anno.
Vischio ed erbe portafortuna
Oro sulla tavola per un 2013 scintillante
Candele romantiche per una serata avvolgente
Un nodo per ricordare i momenti belli
foto dal web
giovedì 27 dicembre 2012
Panettone: amore a primo morso
Prosegue a mia collaborazione la food writer più divertente del web! Un Tocco di Zenzero pubblica oggi il mio articolo sul panettone facendo seguito al suo motto del momento: Spread the love.
L’aura di leggenda e mistero che avvolge la nascita di una tradizione ultracentenaria quale quella del panettone è così spessa che potremmo tranquillamente tagliare anche quella con il coltello e farne fettine gustose da far scrocchiate sotto i denti.
A qualsiasi di queste vogliate credere sarà bene ricordare che fin dal 1895 il panettone milanese veniva citato in una raccolta di racconti di Emilio De Marchi dal titolo Vecchi giovinastri dove si racconta di come il cartoccio ben avviluppato nella carta velina che ne doveva proteggere la freschezza veniva scartato per (finalmente) gustarlo e si scoprì che… non trattavasi del buon pane dolce bensì di un cappello!
Questo ci fa capire come uno dei simboli più conosciuti del Natale italiano fosse tenuto in gran considerazione non solo per il palato ma anche per gli occhi.
Così come nell’antichità, ancora oggi il panettone dovrebbe essere servito intero, per preservarne la fragranza e il bell’aspetto e tagliato al momento lasciando all’occasione (e al commensale) la dolce incombenza di servirsi di una fettina da formica svizzera o di un pezzettone da impareggiabile golosastro (ammetto di appartenere a quest’ultima categoria).
In ogni caso questo dolce pane delle feste ricco di uvetta e canditi può tranquillamente essere mangiato con le mani, così come avviene per il pane normale, staccandone piccoli pezzetti che verranno gentilmente introdotti nelle nostre capaci fauci, senza avventarvi sopra i canini a mo’ di novello Dracula.
Tutto ciò a patto che non vi siano ghiotti intingoli di farcita o di contorno. In questo caso la forchetta si renderà assolutamente necessaria per salvaguardare igiene e dignità.
E per i giorni ia seguire ricordo che fin dai primi del ’900 lo scrittore Gerolamo Rovetta decretava “Caffè latte e panettone è una colazione da papa!”.
Provare per… gustare!
martedì 18 dicembre 2012
domenica 9 dicembre 2012
Matrimonio di profumi e sapori per affrontare le feste (e il freddo che arriva!)
L'amica e food-reporter Sandra Salerno, chef creativa dal mood avvolgente, creatrice di un blog di grande successo da nome tanto allettante quanto evocativo: Untoccodizenzero, ci regala una ricetta perfetta per le giornate pre-natalizie.
Io ho già provato... e voi?
Vellutata di zucca mantovana e Crunchy al caffè
zucca mantovana grammi 500 (già pulita e tagliata a cubetti)
cipolla ramata di Montoro 1 (tritata)
Miss Dado|Vegetale 1 cucchiaino
sale&pepe
olio e.v.di oliva cultivar Leccino
Crunchy Gli Aironi al caffè
In una casseruola capiente mettere la zucca, dell’acqua (fino a coprire la zucca) e portare a leggero bollore. A questo punto aggiungere 1 cucchiaino di dado vegetale, la cipolla tritata e mescolare. Coprire con un coperchio e cuocere fino a quando la zucca non è morbida. Fuori fuoco frullare con 1 cucchiaio o 2 di olio e.v. di oliva, versandolo a filo. Aggiustare di sale e pepe.
Servire in bicchieri di vetro, decorando con i Crunchy al caffè.
Idea per un buffet in piedi: servire la vellutata dentro a dei vasetti di vetro, scaldare al momento, richiudere e servire con il cucchiaino legato a lato del barattolo, personalizzando ogni vasetto con un cartoncino illustrato.
Sandra & Untoccodizenzero philosophy: Adoro cucinare, per i miei cari, per gli amici, per tutti. Trovo che cucinare per qualcuno sia un pò come donare una parte di noi, ogni volta. Un pezzetto di cuore, un pochino di amore, passione, perché senza quello a mio parere la cucina non esisterebbe. Anche nel preparare un panino ci vuole amore..Non vi dico cosa trovo in certi caffè in giro per il globo o anche solo in un bar del centro di Torino: mi assale una profonda tristezza! L’amore é in ogni cosa!
Troverete molte altre ricette sul sito di Sandra Untocoodizenzero
lunedì 5 novembre 2012
Outfit del primo appuntamento - tre consigli per lei
Il mio consiglio è: siate voi stesse ma... giocatevi le carte migliori!
1) Vestite per piacere (a voi stesse e agli altri)
- Se non usate mai i colori sgargianti a maggior ragione evitateli in questa occasione.
- Se non siete particolarmente amanti delle gonne, vestite pure in pantaloni, ma che siano assolutamente chic.
- Se invece adorate i jeans, ma sapete che lui vi porterà in un ristorante super elegante, scegliete qualcosa di più raffinato senza per questo cadere nel noioso.
- Provate gli abiti un minimo elasticizzati, stanno bene a tutte, sono versatili, glamour e confortevoli.
2) Just one
Gambe da favola? Schiena supersexy? Decolleté invidiabile?
Scegliete la parte del vostro corpo sulla quale volete che il vostro cavaliere (e non solo lui) punti lo sguardo ed enfatizzatela.
Se ne avete due o più (fortunelle!) fate ambarabàcciccìcoccò e sceglietene comunque una soltanto. La volta successiva lo stenderete con il secondo round.
3) Attenzione al tacco
- Mai oltre il 10, se lui non è almeno alto quanto voi.
- Mai troppo sottile se non ci siete abituate.
- Ma un tacco banale, piuttosto fate le prove e "tiratevi su" anche di morale. Ne gioverà anche il vostro female affair.
Arrivederderci alla prossima con i tre consigli per lui!
giovedì 1 novembre 2012
..
L'EQUAZIONE PERFETTA:
SODDISFAZIONE NEL LAVORO +
TEMPO PER LA FAMIGLIA +
RITAGLI DEDICATI A SE STESSE +
SHOPPING AI SALDI =
DONNA REALIZZATA!
DA "DONNE CON UN DIAVOLO PER CAPELLO" - VALENTINA EDIZIONI
mercoledì 31 ottobre 2012
Tutta colpa di Julia Roberts! Piccola storia bon ton di crostacei, molluschi e… lumache
Chi mi conosce lo sa bene, adoro i crostacei, i molluschi ed ogni altro animale (o essere vivente dotato di pseudopodi) sia commestibile, meglio se intinto in gustosi brodetti dal profumo invitante. Eppure assaporarli mantenendo un certo contegno e non imbrattare il metroquadro circostante con schizzi e rimasugli di carapace in stile esplosione termonucleare globale non sempre risulta di estrema facilità.
Basta trovarsi davanti un piattino di lumache fumanti, giustapposte nel loro piattino con i buchi, per far correre immediatamente il pensiero all’indimenticato “Pretty Woman” celeberrimo film in cui la protagonista Julia Roberts, elegantemente agghindata in abito da sera, perdeva rovinosamente la sua battaglia con les escargots à la bourguignonne, fatte volare a parabola dal piatto e finite nella generosa scollatura della signora del tavolo accanto, marchiata a fuoco dalla temperatura del guscio e macchiata a vita dall’onta del sughetto oleoso.
Di fatto sfido anche i più dediti alle 50 sfumature di qualsiasi colorazione a destreggiarsi con quello strano strumento di tortura che sembrano essere le apposite pinze che il galateo imporrebbe usate per tener fermo il piccolo animale ormai defunto e fumante prima che divenga sollazzo per il palato.
L’arnese in questione infatti è l’unico caso di pinza a pressione inversa: si allarga quando la stringiamo per serrare la morsa quando la rilasciamo, tutto così complicato che se la lumachina non sarà infilata adeguatamente rischia di certo la partenza per l’iperspazio.
Ma non solo! Gamberetti, mazzancolle, astici e conchiglie non sono certo meno difficili delle nostre amichette striscianti.
Primissimo punto per destreggiarsi con nonchalance alla tavola imbandita di questo genere di squisitezze sarà dunque conoscere e riconoscere le posate adeguate. Oltre ai classici coltello e forchetta da pesce infatti, in un’occasione nella quale siano presenti crostacei o molluschi, dovrebbero completare la tavola:
Una forchettina piccola, corta e a due punte che normalmente viene posizionata a destra del piatto e che si rivelerà essere la nostra migliore amica per poter agguantare senza problemi conchiglie e molluschi
Una lama a cucchiaio per crostacei. Questa posata, particolarmente inusuale e non sempre riconoscibilissima, è di solito molto lunga e sottile, e termina con un cucchiaino a spatola all’estremità inferiore e con una forchetta a due punte a quella superiore.
Le pinze, a volte reperibili in fogge stravaganti, servono infine per rompere gli involucri duri delle zampe e per le cheleLa questione non è tanto ascrivibile tanto ai momenti informali dove la degustazione di vongole, cozze e succulenti carapaci di crostacei grandi e piccoli potrebbe di fatto non essere un grosso problema anche se effettuato con l’uso delle mani (fermo restando che il risucchio è cosa sgradevolissima da rifuggire al massimo livello) quanto alle situazioni più formali dove, ormai tutti lo sanno, questo genere di amenità dovrebbe essere assolutamente evitata.
Per non sfigurare al ristorante pensando che un novello Richard Gere potrebbe essere appostato dietro la felce all’entrata, sarà bene ricordarsi che tutte le conchiglie richiedono di essere mangiate con la forchetta e che le ostriche si dovrebbero tenere con la mano sinistra e mentre l’apposita forchettina brandita nella destra, staccherà il mollusco dal guscio per introdurlo nelle vostre capaci fauci.
Se siete stati favoriti dalla sorte e avete di fronte un astice ma così sventurati da capire che il cuoco cinese, impegnato in un efferato delitto, si è dimenticato di spolpare l’animale per ricomporlo nel suo guscio così come di converrebbe in un’occasione formale, dovrete far da soli: utilizzate le mani e pinze per spezzare i gusci e cercate di rimuovere la carne con l’uso dell’apposita posata lunga dotata due punte acuminate. Dopo aver gustato la pietanza lavatevi nella coppetta lavadita cercando di non provocare il solito tsunami provocando la fuoriuscita delle fettine di limone, in alternativa utilizzate le (orribili ma quantomai utili) salviette in dotazione a molti ristoranti.
Un ultimo consiglio: evitate di infilare in bocca le zampette dei crostacei tentando di estrarvi l’inestraibile con il rischio di diventare cianotici. Meglio poco con gran gusto che poco di più con poco buon gusto.
Leggi l'articolo anche su Un Tocco di Zenzero
lunedì 22 ottobre 2012
lunedì 8 ottobre 2012
Il bon ton del Puzzone di Moena... con un tocco di zenzero!
Viva la cucina e viva il bon ton con un... tocco di zenzero!
Oggi:
Il bon ton del Puzzone di Moena
Formaggio, croce e delizia di numerosi amanti della tavola che, tentando di destreggiarsi tra le indicazioni dei gourmet, le ormai onnipresenti intolleranze e la bramosia di un assaggio immediato, si avventano con ingordo desiderio verso il tagliere di queste prelibate leccornie, incuranti dei moniti dell'odiato (e dispendioso) dietologo che sentono riecheggiare nell'orecchio simili al grillo parlante del compianto Pinocchio. Senza contare, ahimè, che vi è pure la questione "galateo della tavola" da tener presente.
Ecco come offrire, mangiare e godere del formaggio in (soli) cinque punti:
1) Tempo - Per poter servire i formaggi gustandone il meglio della loro intrinseca bontà sarà opportuno toglierli dal frigorifero almeno un'ora prima del del consumo, ricordandosi che opere d'arte come il Gorgonzola o il Puzzone di Moena potrebbero togliere temporaneamente a voi, grandi chef di casa, il prezioso dono dell'olfatto. Dato che anche gli ospiti sono certamente dotati di questo senso, spesso tanto bistrattato, sarà bene mantenere i nostri tesori debitamente coperti per evitare subitanei svenimenti da parte di chi non gradisse l'offerta, appena varcata la soglia di casa.
2) Varietà - Siccome, come si è detto, non tutti sono estremamente amanti dei formaggi particolarmente saporiti, se deciderete di offrirli a tavola sarà il caso di prepararne un certo numero (almeno quattro varietà) su di un apposito piatto o tagliere, disposti già in sequenza, dal più delicato al più pungente, anche se a volte ciò è di difficile identificazione.
3) Ad ognuno il suo - Sarebbe auspicabile, anche se a volte poco praticabile, preparare un coltello apposito per ciascun pezzo di cacio, soprattutto nelle situazioni formali. Qualunque sia il vostro momento conviviale cercate comunque di prevederne almeno quattro diversi: uno classico a goccia per aprire i formaggi a struttura granulare (Parmigiano e Grana) uno a lama rigida per i formaggi "duri", uno più flessibile per quelli a pasta morbida ed infine una spatola per i formaggi molli.
4) Taglio perfetto - I formaggi tondi si tagliano a raggiera, esattamente come le torte, mentre quelli già presenti in grosse fette si incidono per il lato lungo in modo che ogni commensale riceva una parte di crosta, quando questa è presente. Ricordatevi che, visto che il bon ton della tavola esigerebbe che il formaggio venga servito una sola volta, sarà bene prenderne moderatamente, evitando di mollare al commensale accanto solo i rimasugli.
5) Coltello sì, forchetta ni - Al contrario di come avviene per la maggior parte delle pietanze normalmente il formaggio non si mangia con la forchetta, bensì con il coltello. Se ne taglia un piccolo boccone e lo si appoggia, sempre usando il coltello, su un pezzo di pane che servirà poi per introdurlo nelle nostre capaci fauci. Ciò si rivelerà particolarmente utile per i formaggi morbidi e cremosi mentre per quelli duri, o comunque di difficile gestione, sarà certamente consentito utilizzare la forchetta per evitare che pezzetti del prezioso cibo schizzino veloci come proiettili sulla tovaglia di lino o peggio sulla camicetta della signora di fianco.
Per concludere...Degli abbinamenti non mi è dato parlare. Scegliete pure ciò che più vi aggrada: noci, frutta, marmellate et similia. Personalmente io li preferisco al naturale ma visto che il galateo imporrebbe di gustarli solo a pranzo e non a cena avrete (avremo) molto più tempo per smaltire le calorie accumulate e non piangere poi lacrime... di taleggio!
venerdì 5 ottobre 2012
Mario Caraceni e le parole del galateo
Torno saltellante e baldanzosa come una fanciulletta di tenera età dopo aver trascorso parte del mio pomeriggio a conversare amabilmente con una delle figure più rappresentative della grandiosa arte sartoriale italiana: il signor Mario Caraceni. Personaggio di indubbio charme, abbigliato con un elegante gessato grigio-blu (tutt'altro che scontato) vivacizzato da una cravatta rossa in tinta con il fazzoletto da taschino, sebbene di fattura differente così come correttamente prescritto dal galateo, da vero gentiluomo mi saluta con una modernissima stretta di mano chinandosi leggermente verso di me come si usava ai tempi nei quali il baciamano ad una signora era ben più che una consuetudine.
Mi accoglie nuovamente, così come ha fatto molte volte, nel suo "castello", un luogo incantato nel centro di Milano dove si respira l'aria di una tradizione antica, intrisa di sapiente esperienza e mi cede il passo, così come si conviene ad un gentleman.
Discorriamo di abiti da cerimonia (accompagnavo un mio sposo) divertendoci a riflettere ad alta voce su quanto noi italiani siamo particolari nel voler necessariamente modificare nomi di abiti prettamente inglesi che di per se stessi vedrebbero come intrinseco il significato e le norme di utilizzo del capo stesso. Tight, ad esempio "Perchè mai dovremmo chiamare così un completo dall'originaria dicitura Morning Coat" afferma piccato il signor Caraceni "così poi finisce che le persone lo utilizzano anche di sera, allora chiamiamo Stretto!".
Ridacchiando come una scolaretta gli do ragione passando la mano su un meraviglioso tessuto da Smoking color blu notte (il mio preferito). "Ad esempio pochi sanno che lo Smoking originariamente non era affatto un abito" continua Mario Caraceni "bensì solo una giacca (smoking jacket) e neanche troppo lunga, di velluto o di seta, che veniva utilizzata dai gentiluomini alla fine dei loro momenti conviviali serali"
Effettivamente la servitù preparava la giacca da fumo al signore che, cambiandola con quella indossata durante la cena, faceva così in modo da preservare il proprio capo principale (nonchè la sua dama) da fastidiosi effluvi dovuti a tabacco e super alcolici consumati nella rilassatezza di una stanza a ciò dedicata".
Per carità, devo dirvi che ciò mi era assai noto, ma vi assicuro che ascoltare questi racconti dalla vivida voce di una colonna portante dell'arte italiana è ogni volta come vivere la Storia...
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