Me...

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lunedì 8 ottobre 2012

Il bon ton del Puzzone di Moena... con un tocco di zenzero!



Viva la cucina e viva il bon ton con un... tocco di zenzero!

Oggi:
Il bon ton del Puzzone di Moena

Formaggio, croce e delizia di numerosi amanti della tavola che, tentando di destreggiarsi tra le indicazioni dei gourmet, le ormai onnipresenti intolleranze e la bramosia di un assaggio immediato, si avventano con ingordo desiderio verso il tagliere di queste prelibate leccornie, incuranti dei moniti dell'odiato (e dispendioso) dietologo che sentono riecheggiare nell'orecchio simili al grillo parlante del compianto Pinocchio. Senza contare, ahimè, che vi è pure la questione "galateo della tavola" da tener presente. 
Ecco come offrire, mangiare e godere del formaggio in (soli) cinque punti: 

1) Tempo - Per poter servire i formaggi gustandone il meglio della loro intrinseca bontà sarà opportuno toglierli dal frigorifero almeno un'ora prima del del consumo, ricordandosi che opere d'arte come il Gorgonzola o il Puzzone di Moena potrebbero togliere temporaneamente a voi, grandi chef di casa, il prezioso dono dell'olfatto. Dato che anche gli ospiti sono certamente dotati di questo senso, spesso tanto bistrattato, sarà bene mantenere i nostri tesori debitamente coperti per evitare subitanei svenimenti da parte di chi non gradisse l'offerta, appena varcata la soglia di casa.

2) Varietà - Siccome, come si è detto, non tutti sono estremamente amanti dei formaggi particolarmente saporiti, se deciderete di offrirli a tavola sarà il caso di prepararne un certo numero (almeno quattro varietà) su di un apposito piatto o tagliere, disposti già in sequenza, dal più delicato al più pungente, anche se a volte ciò è di difficile identificazione.

3) Ad ognuno il suo - Sarebbe auspicabile, anche se a volte poco praticabile, preparare un coltello apposito per ciascun pezzo di cacio, soprattutto nelle situazioni formali. Qualunque sia il vostro momento conviviale cercate comunque di prevederne almeno quattro diversi: uno classico a goccia per aprire i formaggi a struttura granulare (Parmigiano e Grana) uno a lama rigida per i formaggi "duri", uno più flessibile per quelli a pasta morbida ed infine una spatola per i formaggi molli.

4) Taglio perfetto -  I formaggi tondi si tagliano a raggiera, esattamente come le torte, mentre quelli già presenti in grosse fette si incidono per il lato lungo in modo che ogni commensale riceva una parte di crosta, quando questa è presente. Ricordatevi che, visto che il bon ton della tavola esigerebbe che il formaggio venga servito una sola volta, sarà bene prenderne moderatamente, evitando di mollare al commensale accanto solo i rimasugli.

5) Coltello sì, forchetta ni - Al contrario di come avviene per la maggior parte delle pietanze normalmente il formaggio non si mangia con la forchetta, bensì con il coltello. Se ne taglia un piccolo boccone e lo si appoggia, sempre usando il coltello, su un pezzo di pane che servirà poi per introdurlo nelle nostre capaci fauci. Ciò si rivelerà particolarmente utile per i formaggi morbidi e cremosi mentre per quelli duri, o comunque di difficile gestione, sarà certamente consentito utilizzare la forchetta per evitare che pezzetti del prezioso cibo schizzino veloci come proiettili sulla tovaglia di lino o peggio sulla camicetta della signora di fianco.

Per concludere...Degli abbinamenti non mi è dato parlare. Scegliete pure ciò che più vi aggrada: noci, frutta, marmellate et similia. Personalmente io li preferisco al naturale ma visto che il galateo imporrebbe di gustarli solo a pranzo e non a cena avrete (avremo) molto più tempo per smaltire le calorie accumulate e non piangere poi lacrime... di taleggio!

venerdì 5 ottobre 2012

Mario Caraceni e le parole del galateo

Torno saltellante e baldanzosa come una fanciulletta di tenera età dopo aver trascorso parte del mio pomeriggio a conversare amabilmente con una delle figure più rappresentative della grandiosa arte sartoriale italiana: il signor Mario Caraceni. Personaggio di indubbio charme, abbigliato con un elegante gessato grigio-blu (tutt'altro che scontato) vivacizzato da una cravatta rossa in tinta con il fazzoletto da taschino, sebbene di fattura differente così come correttamente prescritto dal galateo,  da vero gentiluomo mi saluta con una modernissima stretta di mano chinandosi leggermente verso di me come si usava ai tempi nei quali il baciamano ad una signora era ben più che una consuetudine.  
Mi accoglie nuovamente, così come ha fatto molte volte, nel suo "castello", un luogo incantato nel centro di Milano dove si respira l'aria di una tradizione antica, intrisa di sapiente esperienza e mi cede il passo, così come si conviene ad un gentleman.
Discorriamo di abiti da cerimonia (accompagnavo un mio sposo) divertendoci a riflettere ad alta voce su quanto noi italiani siamo particolari nel voler necessariamente modificare nomi di abiti prettamente inglesi che di per se stessi vedrebbero come intrinseco il significato e le norme di utilizzo del capo stesso. Tight, ad esempio "Perchè mai dovremmo chiamare così un completo dall'originaria dicitura Morning Coat" afferma piccato il signor Caraceni "così poi finisce che le persone lo utilizzano anche di sera, allora chiamiamo Stretto!". 
Ridacchiando come una scolaretta gli do ragione passando la mano su un meraviglioso tessuto da Smoking color blu notte (il mio preferito). "Ad esempio pochi sanno che lo Smoking originariamente non era affatto un abito" continua Mario Caraceni "bensì solo una giacca (smoking jacket) e neanche troppo lunga, di velluto o di seta, che veniva utilizzata dai gentiluomini alla fine dei loro momenti conviviali serali"
Effettivamente la servitù preparava la giacca da fumo al signore che, cambiandola con quella indossata durante la cena, faceva così in modo da preservare il proprio capo principale (nonchè la sua dama) da fastidiosi effluvi dovuti a tabacco e super alcolici consumati nella rilassatezza di una stanza a ciò dedicata".
Per carità, devo dirvi che ciò mi era assai noto, ma vi assicuro che ascoltare questi racconti dalla vivida voce di una colonna portante dell'arte italiana è ogni volta come vivere la Storia...

mercoledì 19 settembre 2012

Bon ton del tracannamento rapido dalla bottiglia



Una delle facente che più detesto al mondo è l'esser costretta a bere direttamente dalla bottiglia. Certo, in alcune situazioni è impensabile poter avere un bel bicchiere di cristallo a portata di mano ma piuttosto che attaccarmi (letteralmente) alla bottiglia preferirei tenermi la lingua felpata e l'arsura devastante.
Esagerata? Magari lo sono. E' che bevendo direttamente dalla bottiglia non riesco mai ad uscire da quell'etichetta di "semi-alcolizzata-sbevazzona" che mi sento appiccicata addosso non appena tento l'abbeveramento "diretto", fosse anche una bottiglia di gazzosa o chinotto. 
Ci ho tentato, ve lo giuro, ad impersonificare una sorta di donna "rock" forte, intensa, agguerrita, proponendo a me stessa e agli altri un'immagine easy e molto, molto shabby. I risultati sono stati a dir poco esilaranti.
Sarà perché credo che anche un gesto semplice come quello di portare alle labbra un bicchier d'acqua possa essere compiuto con quella certa maliziosa eleganza assai difficile da raggiungere con l'utilizzo di un collo di bottiglia, di plastica o di vetro che sia. 
Certo, mi fa sobbalzare (per non dir svenire) anche la vista del mignolino librato nell'aria, ancora oggi simbolo di fanciulle demodè e affatto chic! Non per niente i maestri di etichetta di varie corti reali trascorrono intere giornate con i neo-monarchi per insegnar loro l'arte della convivialità di cui il bere è senza dubbio  parte integrante.
Dal basso della mia umile corte di casa suggerisco di limitare l'approvvigionamento di liquidi direttamente dalla bottiglia ad una reidratazione in campo sportivo. 
Tolte le scarpe da jogging sarà forse  meglio riprendere in mano un pizzico di femminilità e chiedere gentilmente di poter avere... un bicchiere, per favore.


martedì 18 settembre 2012

Poche regole per una buona educazione a scuola




Settembre è sempre un mese molto ricco di appuntamenti sia per i genitori che per i bambini che si trovano a dover affrontare una serie di novità e cambiamenti delle abitudini consolidate durante il periodo estivo. Che si tratti di una ripresa dell’iter scolastico o dell’inizio di una nuova avventura, i genitori potrebbero cogliere al volo l’occasione di insegnare (o rinfrescare) ai loro pargoletti qualche regola di base che potrebbe aiutarli a vivere meglio i mesi a venire. Nella società in generale, e nella scuola in particolare, esistono alcune norme che dovrebbero essere date come imprescindibili per le personalità in via di definizione come quelle dei piccoli, ma esistono anche accorgimenti più easy che potranno facilitare di  molto anche il loro rapporto con i coetanei, vediamone qualcuna:
Abbigliamento - La scuola non è una spiaggia, un campo da tennis o una passerella di alta moda. Si tratta di un ambiente semi-formale dove anche l’aspetto estetico ha un suo ruolo: insegnate ai piccoli a scegliere gli abiti più adatti al contesto lasciandoli però liberi di esprimere la loro personalità e i loro gusti. Se riuscirete ad educarli ad una certa compostezza e ad evitare gli eccessi sarà una conquista (almeno fino all’adolescenza, quando ricominceranno i dolori!)
Puntualità - Arrivare in orario per l’inizio delle lezioni non è solo un dovere, ma anche un segno di attenzione e riguardo verso gli altri. Spiegate ai bambini l’importanza della puntualità e adeguate le tempistiche di sveglia e preparazione mattiniera ai nuovi ritmi cercando di responsabilizzarlo, senza troppe angosce però!
Il saluto - L’approccio verso gli altri è fondamentale. Un saluto allegro ma decoroso come “Buongiorno!” sia ai compagni che alla maestra non pare più molto di moda: peccato perché non soltanto farebbe in modo che il vostro pulcino venga tenuto in gran considerazione, ma aumenterebbe anche la sua autostima nel momento stesso in cui l’espressione venisse copiata anche dagli altri compagni diventando una sorta di tendenza del momento. Il caro vecchio “ciao” è comunque pur sempre molto gradito.
Niente parolacce - Non potrete evitare che il turpiloquio non tocchi mai le labbra dei vostri pargoli, questo potrete immaginarlo da voi, eppure sarà necessario che siate inflessibili sull’argomento per quanto concerne l’ambiente scolastico. Cercate di fare in modo che le parolacce suonino alquanto raccapriccianti e sgradevoli  soprattutto se dette da un bambino, anche se qualche compagno ne dovesse far uso. Per far questo potreste portagli come esempio il suo personaggio preferito (un cartone animato, un peluche o una persona) mentre si accinge a proferire parole tutt’altro che educate. A lui farà una pessima impressione e voi potrete rincarare la dose.
Condividere - Capita, a volte che qualche bimbo, per svariate ragioni, si presenti in classe senza merenda oppure che si sia dimenticato la penna, la gomma o il quaderno a casa. Spiegate a vostro figlio l’importanza della condivisione e del mutuo soccorso, raccomandategli di essere sempre disponibile consigliandogli vivamente di non chiudersi in un ostinato egoismo perché potrebbe un giorno toccare in sorte proprio a lui una situazione similare.Infine, ricordate che insegnare ai bambini a suggerire e far copiare i compagni (senza farsi scoprire dalla maestra mi raccomando!) apre alla gentilezza, aguzza l’ingegno e sviluppa il senso di comunanza con gli altri. Che volete di più?                                                                           


Leggi l'articolo su easybaby.it 

Donne con un diavolo per capello

In questi ultimi giorni tra wedding e cosucce varie 
ho avuto proprio... 
un diavolo per capello!
So che voi signore potrete comprendermi!
Dal 7 novembre 2012 - In tutte le librerie meglio fornite e su e-Book

mercoledì 29 agosto 2012

Le 3 regole d'oro per il corretto utilizzo del tovagliolo a tavola




Durante questa lunga estate calda a tavola ne ho viste di indicibili. Se l'atmosfera vacanziera è foriera di risate e attimi goderecci, di cene con gli amici e momenti conviviali rilassati, la vista del tovagliolo simile ad un feticcio imputridito lasciato in bella vista sul tavolo o peggio assimilato ad una sacra sindone, e per questo motivo mai neanche toccato, ha del raccapricciante.

Ecco le tre regole d'oro per il corretto utilizzo del tovagliolo a tavola:

1) Il tovagliolo è parte integrante di una buona educazione conviviale e non va  dimenticato in un angolo accanto al piatto. Una volta che ci si sia accomodati al nostro posto avremo cura di appoggiarlo in grembo senza indugio. Quando sia più corretto farlo, se immediatamente dopo esserci seduti o all'inizio del pasto vero e proprio, non è cosa di particolare rilevanza. Come dire, fate un po' come vi pare... E' invece l'impiego di per se stesso ad essere obbligato.

2)  Il tovagliolo non va aperto completamente, ne' tantomeno steso sulle cosce come se fosse una coperta di lana alla quale manchi solo il gatto per completare un idilliaco quadrettino. La cosa più corretta è spiegarne un solo lembo lasciando che il pezzo di stoffa rimanga delle fattezze di un rettangolo, con due lati ripiegati su loro stessi.  Durante la cena avremo cura di pulirci le labbra con la sola parte interna del tovagliolo che poi ripiegheremo nuovamente sull'altra. 

In questo modo otterremo due risultati: il primo sarà di nascondere a noi e agli altri le orribili macchie inevitabilmente prodotte sul tessuto, il secondo sarà di non sporcare i nostri abiti (o la tovaglia) in quanto tutta la parte imbrattata sarà chiusa all'interno dei due lembi. 

3) Una volta terminato il pasto, il tovagliolo non dovrà essere ripiegato bensì appoggiato seppur compostamente alla sinistra del piatto.


Ricordo che il tovagliolo si rivela un indispensabile amico pronto a soccorrerci pochi attimi prima di appoggiare le labbra al bicchiere per ingurgitare qualsivoglia genere di bevanda. Nulla è più spaventosamente stomachevole che doversi sorbire tutta la sera l'atroce vista del bicchiere orrendamente impiastricciato del commensale accanto.

lunedì 27 agosto 2012

Conosci te stesso

Too many people spend money they haven't earned, to buy things they don't want, to impress people they don't like

C.B.

mercoledì 22 agosto 2012

Inviti e felicità

Invitare qualcuno a pranzo vuol dire 
incaricarsi della felicità di questa persona
durante le ore che passa sotto il vostro tetto
Anthelme Brillant-Savarin

venerdì 27 luglio 2012

Un libro per la calda estate del 2012

Appuntamento ormai classico di questo spazio è una breve rassegna dei libri più gettonati per l'estate da portare con sé infilati in valigia, per chi ama ancora il fruscio delle pagine, o convertiti in comodissimi file da Kindle sempre a portata di occhi. Gli amici del gruppo Un tocco di Bon Ton anche quest'anno si sono prestati a qualche suggerimento interessante. Alla domanda: "Che libro consigliereste da portare sotto l'ombrellone in questa calda estate 2012" sono state date le seguenti risposte (rigorosamente in ordine di apparizione!):

Cameron "Un giorno questo dolore ti sarà utile" per il modo ironico, mai banale, di descrivere lo smarrimento di un adolescente americano, troppo profondo e intelligente, di fronte alla vacuità di tanti adulti "di successo" della NY odierna. Stile scorrevole, si legge in un soffio.  Consigliato da Simona

Consiglio "Messaggi dai maestri" di Brian Weiss. Perchè nel nostro tempo spesso ci chiediamo quale è il modo migliore per vivere un'esistenza appagante, intensa....e vorremmo essere in un luogo dove sentirci liberi come gabbiani e leggeri come libellule. Scopriremo che a volte per sentirci così non dobbiamo partire per chi sa quale mondo lontano, ma solo vedere la nostra vita con occhi diversi. Io in questo libro (e in altri di Weiss) ho trovato molte occasioni di riflessione e molte risposte. Weiss ci fornisce qualche spunto su "come trasformare la nostra vita attraverso la comprensione". Un libro che alla fine dell'estate ci farà affrontare la quotidianità in maniera differente - Consigliato da Nicoletta

"Trattato sulla vita elegante" di Balzac. Poche pagine piene di riflessioni filosofiche. Scava nel midollo e ci fa capire perchè l'eleganza non è soltanto una questione d'immagine. Se davvero vii sta a cuore l'argomento, è assolutamente da leggere e poi "Afrodita" di Isabel Allende. Divertente, piccantino, sensuale, vi farà venir voglia di "assaporare" l'estate in molte salse!- Consigliati da Lina

Ho appena terminato la trilogia "50 sfumature" ( di grigio , nero e rosso ).....se ne parla come di un fenomeno letterario ed effetivamente ti cattura fino alla fine ! - Consigliato da Linda

"La luce sugli oceani" di Stedman.. La storia di una coppia di innamorati che và a vivere su un faro e non riesce ad avere bambini.. Ma un giorno..... Una storia triste ma accattivante e con tanti colpi di scena! - Consigliato da Chiara

Appena finito "Limbo" di Melania Mazzucco. Forte e dolce allo stesso tempo; le donne si rialzano sempre. - Consigliato da Margherita

 ‎"Il matematico impertinente"di Odifreddi. Se la matematica e la scienza prendessero il posto dovuto la vita sarebbe piu' degna di essere vissuta. in alternativa Casca il mondo. Casca la terra di catena fiorello. scorrevole distensivo interessante - Consigliato da Antonino

‎"La collezionista di ricette segrete" Allegra Goodman "Io non cucino, ma adoro leggere libri di cucina.Questo mi ha fatto riflettere perchè leggiamo invece di cucinare, e perchè sogniamo invece di vivere? E così mi è venuta la tentazione di scrivere un romanzo sull'amore per la cucina: l'amore che ci spinge ad assaggiare, a costruire, a vivere, a sognare" - Consigliato da Anna

"Mille splendidi soli" di Khaled Hosseini" trovo questo libro ricco di spunti per riflettere nella vita di tutti i giorni. - Consigliato da Antonella

"Nuraghe beach" Di Flavio soriga un libro sulla sardegna che non tutti conosco :D ( sono un pò di parte) ma è un libro carinissimo - Consigliato da Grazia

 ‎"Il linguaggio segreto dei fiori" di Vanessa Diffenbaugh ... meraviglioso. Credo che la scelta di un libro debba "accordarsi" allo stato emotivo del momento... - Consigliato da Carolina

E voi cosa avete scelto? Buona lettura!

martedì 24 luglio 2012

Abbronzatura sì, ma con stile!

Oddio, l'estate! Saremo pronte per la prova bikini? 
La domanda sorge spontanea dopo mesi di inverno grigio e uggioso sulle spalle. Non sempre abbiamo avuto modo di trascorrere ore in palestra per tonificare il tonificabile, dunque bisognerà adottare alcune astute strategie per superare indenni le crisi di nervi che per noi, donne con un diavolo per capello, che sono in agguato anche in vacanza.
Vi racconterò dunque la mia singolare ricetta per spalmarsi la crema solare con un certo stile, i trucchi sono tre:
1) Se vi è possibile pensate a cospargervi di crema semi-sdraiate sul lettino solare e soprattutto in bilico su una sola natica!. In questo modo attuerete la posizione ottimale per fornire al pubblico di astanti la porzione migliore del vostro corpicino, ovvero quella di tre-quarti, che vi farà subito apparire più magre e flessuose.
2) Quando stendete la crema tirate le punte dei piedini (anche fossero un ingombrante 42) proprio come fanno le ballerine di danza classica. in questo modo le gambe risulteranno molto più allungate e l'aspetto complessivo ne godrà visibilmente. Aumenterà esponenzialmente dunque il numero di ammiratori e, di conseguenza la vostra autostima.
3) Durante l'eoperazione "crema solare" trattenete sempre sul volto quell'espressione tipica da "topping al cioccolato su pasticcino alla vaniglia". Voi siete il pasticcino, con un pizzico di eleganza e di sana malizia gli altri vi vorranno assaggiare...


Buona (e sana) abbronzatura dunque!